Recensione: Azealia Banks – 1991

Rap
Polydor
2012

Esplosa la bolla intorno a Nicki Minaj (almeno dal punto di vista della critica che si era innamorata di lei dopo “Monster” e l’ha abbandonata poco dopo), la nuova diva rap è lei: Azealia Banks. Entrambe uscite dalla stessa scuola artistica si differenziano non poco. Mentre la Minaj se ne esce con pezzi improbabili come “Starships”, la Banks riesce finalmente a pubblicare il suo primo Ep, in attesa dell’Lp di fine anno.
Non che voglia basare il commento di questo Ep sul confronto con Nicki Minaj, ma soltanto la scelta di produttori come Machinedrum (già insieme per “NEEDSUMLUV“) e Diplo (per la recente “Fuck Up the Fun“) la pone un gradino più in alto della formosa nemica. La title-track, per l’appunto prodotta da Machinedrum, è una ventata di freschezza come sottolineato dal titolo stesso, anno della sua nascita. Il rap di Azealia è veloce, tagliente, ipnotico e incredibilmente cool. Lei è la frontiera di ciò che è cafonamente figo e in questo caso lo stile è tutto, lo stile è il motivo stesso dell’esistenza di quel che stiamo parlando e Azealia ne ha vendere. I pezzi nuovi come “1991” e “Van Vogue” dimostrano che “212” non era solo una hit isolata, ma che questa tecno-rapper ha tutte le carte in regola per imporsi ora e sopratutto con il suo primo disco Broke with Expensive Taste, in uscita a dicembre.
E’ un po’ triste ammetterlo, ma l’interesse nei confronti di questo Ep, più che per la (poca) musica che contiene, è dovuto principalmente al fatto che è il primo lavoro che raccoglie materiale di Azealia Banks e lo pubblica dopo tutti i cambi di etichetta e problemi vari. E’ un atto di dimostrazione, come a dire “Ehi, ci sono, sto arrivando”.
In trepidante attesa, per il momento, promossa a pieni voti.

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