Recensione: Tim Exile – Listening Tree

Elettronica 
Warp 
2009 
Fa male recensire quest’album, davvero.
Fa male perché è un bell’album, che ad un primo ascolto verrebbe voglia anche di premiare a pieni voti, ma poi in realtà resta ben poco.
Per il suo esordio su Warp Tim Exile ha scelto un album come Listening Tree, che ripropone pedissequamente quanto sentito 4 anni prima di questo disco (e quindi ben 7 anni fa ora) dai Röyksopp con The Understanding. Certo, quello era un disco della madonna e il solo paragone, per valore riflesso, dovrebbe fare brillare questo lavoro di Tim Exile.  

Senza ombra di dubbio “Don’t Think We’re One” è un bel pezzo pop-elettronico, ma arriva tardi. Qualcosa di più ha da dire “Family Galaxy”, un pezzo che da solo vale quasi tutto il disco: inizia come una delle strumentali introspettive dei Röyksopp , ma arriva a scatenarsi come il peggiore degli Aphex Twin (unico appunto: se non fosse cantata sarebbe molto meglio, anche se questo consiglio si può applicare a quasi tutte le tracce), mentre le peregrinazioni distorte di “There’s Nothing Left of Me But Her and This” stancano e basta. “Bad Dust” sfugge fortunatamente da questa brutta copia del duo norvegese, proponendo un brano che potrebbe però essere estratto da un qualsiasi disco in catalogo alla Warp per il suo passo oscuro e compulsivo e “Carouselle” a questa formula ci getta su anche una spruzzata di balcanicità (WTF?!) e di drum’n’bass (ma perché no?!).
La soft title-track ci accompagna delicatamente all’uscita, tra suoni orientaleggianti e versi sospirati, ponendosi anche come uno degli highlight del disco.
In sostanza il disco è molto meglio di quanto queste righe possano lasciare intendere, ma la sensazione di già sentito è certe volte opprimente e il cantato veramente fastidioso. Un paio di ascolti, due salti in pista e via! Nel dimenticatoio.

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