Indie-pop
Young Turks
2009
Tra pochi giorni le due X più famose della musica indie-pop inglese saliranno sul palco del Traffic Festival e qui a Torino in molti si chiedono “Chi sono questi XX per essere addirittura la punta di diamante del festival? Sono davvero così bravi?”. Ebbene si.
La macchina dell’hype ormai eiacula per qualsiasi cosa, ma quando nel 2009 uscì questo disco i litri di liquido seminale furono così tanti da far capire che in effetti c’era davvero qualcosa di qualità straordinaria in queste 11 tracce.
La formula adottata dal trio londinese è tanto semplice quanto originale, così originale da rendere una qualsiasi traccia del disco già perfettamente riconoscibile sotto il marchio XX, nonostante questo sia il loro primo e unico disco. Non solo: la mente più votata al clubbing e artefice vera e propria dell’oscurità emanata dagli XX è Jamie XX, che non a caso è diventato un punto di riferimento, un baluardo, un guru riverito della produzione, basti pensare alla stupenda “Take Care” di Drake.
La formula adottata dal trio londinese è tanto semplice quanto originale, così originale da rendere una qualsiasi traccia del disco già perfettamente riconoscibile sotto il marchio XX, nonostante questo sia il loro primo e unico disco. Non solo: la mente più votata al clubbing e artefice vera e propria dell’oscurità emanata dagli XX è Jamie XX, che non a caso è diventato un punto di riferimento, un baluardo, un guru riverito della produzione, basti pensare alla stupenda “Take Care” di Drake.
Ma voi vi direte “Eh si, facile fare l’elogio di questo disco ora che ormai è assodata la sua validità!”. E avete anche ragione. Tant’è che non cercherò di descrivere le canzoni, sia perché il sound è molto compatto e coeso (una volta che hai capito come “funziona” un pezzo, sai come funzionano tutti gli altri”), che per il semplice fatto che le avrete ormai sentite ovunque tra serie tv, siti vari, ecc.
Quel che vorrei sottolineare qui è il motivo del loro successo e il pregio principale del disco è la sua perfezione. Una perfezione non da intendersi nell’interezza del disco, quanto nelle intenzioni: tutto è estremamente semplice e preciso, pulito, nitido. Oscuro, ma nitido.
Per una volta davvero la copertina del disco e l’Intro (i primi due biglietti da visita di qualsiasi gruppo esordiente) dicono tutto quello che c’è da sapere. Un segno bianco isolato nell’oscurità, due linee che si incontrano, proprio come le due voci intime e struggenti di Romy Madley Croft e Oliver Sim sul sostrato dark disteso sotto di loro. Risalta poi il fortissimo contrasto tra le percussioni non solo elettroniche ma esplicitamente votate alla musica da club per poi però essere vittime di un indie-rock lento, delicato e straziante, risultato ottenibile solo da menti geniali, anche se certo non ci si annoia tra una “Night Time” e una “Basic Space”.
Il futuro è radioso e potente quanto può esserlo un buco nero e io sono in prima fila per farmi risucchiare. Le premesse per un discone ci sono tutte, come hanno anche dimostrato qualche giorno fa nei primi concerti, dove hanno presentato i pezzi nuovi, e come faranno anche l’8 Giugno a Torino.


Lascia un commento