Recensione: 2:54 – 2:54

Shoegaze/pop
Fiction
2012

Hype al quadrato.
Le sorelle Hannah e Colette Thurlow sono le 2:54 e devono la loro notorietà a diversi motivi: sono state seguite da gente prestigiosa (prodotte da Rob Ellis e mixaggio di Alan Moulder), e sono sponsorizzate dagli XX, che se le portano anche qua e là come supporter. Questi due fattori, più un Ep (Scarlet) e un paio di video cupi hanno contribuito a focalizzare gran parte delle attenzioni della critica del rock inglese emergente su queste due ragazze.
Prima di parlare del disco è meglio però rispondere ad una domanda che tutti si pongono pensando alle 2:54: “Ma che nome hanno scelto per la loro band?!” Ebbene questa “coordinata” si riferisce ad un preciso momento di “A History of Bad Men” dei Melvins, indicato da loro come uno dei loro momenti migliori di una canzone.

L’esordio di questo duo al femminile non propone assolutamente nulla di nuovo, facendo affidamento su una collaudatissima formula di rock/pop, che in questo caso ti tinge di tinte fosche, le stesse proprio degli XX forse, ma senza quel minimalismo estremo. Passatemi l’uso di questa parola orribile, ma è come se il mood fosse lo stesso, ma presentato in una veste diversa. Ma ancora più che gli XX (con cui il paragone sta già diventando un improprio abuso), le 2:54 sembrano la versione al femminile di un gruppo che l’anno scorso ha mandato in sollucchero moltissima gente (tra cui noi!), i Chapel Club con il loro esordio, Palace
Certo, usare loro come termine di paragone, data la ristretta notorietà, non è certo il modo migliore per spiegare il lavoro delle 2:54, ma chi dovesse conoscerli potrebbe già smettere di leggere il resto (e la somiglianza tra “Easy Undercover” e “Oh Maybe I” è impressionante).
Fondamentalmente stiamo parlando quindi di un rock con vaghi ricordi di uno shoegaze portato alle sue estreme conseguenze pop e di voci molto potenti che possono ricordare dive del rock del calibro di Shirley Manson (e non a caso apriranno il concerto italiano dei Garbage) e Melissa Auf der Maur.
La varietà dei pezzi è minima, ma si distinguono comunque alcune vette notevoli, come i super-singoli “Scarlet”, “You’re Early” e “Creeping”. Nel resto del disco per ogni “Sugar” che cerca di far presa con riff accattivanti, ci sarà sempre una “Ride” che ammicca ad uno shoegazing più cupo a sottolineare lo spessore delle sorelle Thurlow. La lunghezza moderata del disco, le voci ammalianti e l’oscura leggerezza dei pezzi rende l’ascolto indolore e anzi piacevole, anche a più riprese. Dubbia ad ogni modo la crescita del disco col tempo.
Tra le tante band proposte quest’anno dal rock inglese le 2:54 non sono forse la proposta più interessante (per quello ci sono i Breton, i Citizens! faccio finta che non esistano, li odio), ma sono di sicuro quelle che hanno maggiori chance di fare il botto, che è tutto quel che conta a questo mondo.

Scarlet

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