Recensione: Orbital – Wonky

Elettronica
ACP
2012

I fratelli inglesi Phil e Paul Hartnoll sono i fondatori del duo di musica electronic-dance conosciuto ormai da più di vent’anni che risponde al nome di Orbital.
Attivi dal 1989 la loro carriera è stata costellata di successi, brillanti collaborazione e riconoscimenti fino al 2004 in cui i due fratelli Hartnoll decidono di sciogliere il gruppo per dedicarsi a progetti alternativi e separati. Nel 2009 Paul e Phil si ricongiungono ricominciando a suonare live insieme, e nel 2011 la grande notizia del loro ritorno discografico, il loro ottavo album sarebbe uscito nel 2012 e così è stato: lo scorso 2 Aprile per la ACP Records è stato infatti rilasciato “Wonky“, primo album dopo lo scioglimento e la sucessiva riunificazione.

Otto anni sono una vita quando si tratta di musica elettronica, quindi per gli Orbital sarebbe stata una mossa rischiosa tornare con il loro primo album in studio dal 2004 se non fossero stati pienamente fiduciosi nella sostanza del loro nuovo materiale. A quanto pare, questo album non è l’ultimo sospiro della loro vita musicale, ma piuttosto segna l’inizio di un nuovo capitolo e potenzialmente molto eccitante per i fratelli Hartnoll.
Wonky, malgrado il suo titolo ambiguo (wonky in inglese significa traballante/instabile), sembra suggerire che i fratelli sono ritornati saldamente nel loro ritmo istintivo. Inoltre in questo album si sono appoggiati alla collaborazione con Lady Leshurr e Zola Jesus, le quali proveddono alla componente vocale di due brani dell’album, rispettivamente “Wonky” e “New France”. Quest’ultimo brano, anche grazie alla potente e solenne voce di Zola, risulta essere un inno per eccellenza. “New France” è il primo di un terzetto di pezzi importanti al centro dell’album: con “Distractions” si fornisce una perfetta corrispondenza tra i potenti beat e il fratturato ritornello vocale, e con “Stringy Acid” si respira invece una ventata gloriosa di classica, assolata techno, un ritorno degli Orbital alla precisione struttale della loro musica.
Andando verso la fine c’è il sospetto che i fratelli Hartnoll abbiano cercato un po’ troppo e con difficoltà di abbracciare le tendenze più recenti, con l’introduzione in “Beelzedub” di un sinuoso basso dubstep che sembra rispettare la traduzione del titolo dell’album e quindi un po’ barcollante. Ancora meno convincente è la stessa title-track, che sicuramente può esprimersi meglio dal vivo, ma che su disco rimane piuttosto deludente.
Ma la partita si conclude positivamente con il brano finale, “Where Is It Going?”, che sembra riportare all’inizio dell’album, acido, pieno di striduli electro.
Possiamo considerare questo “Wonky” il miglior album della carriera di Orbital? Certo che no. Ma, oltre a soddisfare i palati dei devoti di lunga data del gruppo, “Wonky” serve anche ad introdurre Orbital in una nuova generazione di fan. Consapevoli del fatto che il duo inglese non deve dimostrare niente a nessuno e che non deve fare un altro album per cementare il proprio nome nella Hall of Fame dell’ EDM, “Wonky” è comunque un’aggiunta valida in un catalogo discografico unico e leggendario.

Lascia un commento