Recensione: Scissor Sisters – Magic Hour

Post scritto con la partecipazione di Giuseppe Criscione

Dance / Pop

Polydor 
2012 
Magic Hour è il titolo del quarto album degli Scissor Sisters, in cui si mescolano diversi stili dando vita a un disco davvero meritevole di essere ascoltato e riascoltato per tutta l’estate.
“Baby Come Home”, con cui si apre il disco, è veramente piena di significato, insieme ad altre tracce come “Inevitable”, “Year of Living Dangerously”, “The Secret Life of Letters” e “Somewhere” che, al di là del ritmo relativamente lento, non scadono mai nel noioso.
“Certe volte è proprio un flusso di coscienza” – dice Jake Shears riferendosi alle canzoni dell’album – “ma se sto scrivendo qualcosa, ciò riguarda l’amicizia, le relazioni, le persone amate. Le canzoni hanno significato per me”. E quando definisce l’album future-pop forse si riferisce a pezzi come “Keep Your Shoes” e “Let’s ave a Kiki”. 

La mano dei produttori e delle collaborazioni che hanno lavorato a questo album è abbastanza pesante: canzoni come “Keep Your Shoes”, “Only The Horses” (prodotta ovviamente da Calvin Harris), “Let’s Have a Kiki”, “Shady Love” (collaborazione con Azealia Banks, sotto lo pseudonimo di Krystal Pepsy, che trasforma il pezzo in una “212” alla Scissor Sisters) e “Self Control” (qualcuno ha detto porne-grove alla Immanuel Casto?!) costituiscono la parte più sperimentale dell’album, con sonorità più estranee, tanto per fare un confronto, a quelle dei primi due dischi, ma che però dimostrano come ancora una volta come gli Scissor Sisters riescano a cimentarsi in qualcosa di diverso senza problemi. 
Uno dei pochi punti di contatto col passato, ma con comunque il forte contributo del produttore del pezzo (Pharrell Williams), è “Inevitable”.
Bisogna ammettere anche che Magic Hour, nonostante abbia visto la collaborazione del gruppo con vari produttori e cantanti che gli hanno conferito diverse anime, risulta comunque come un miscuglio all’insegna del panispirazionismo, vario ma non sconclusionato. Solo riascoltandolo vengono fuori particolari nuovi, a cui prima non abbiamo fatto caso, mostrando ancora una volta la creatività e la capacità di reinventarsi eccellentemente. Saranno molte e incolmabili le differenze con i precedenti tre album, ma è proprio l’essenza provocatoria del cambiamento a conferire a tutte le canzoni un fascino che certamente farà amare anche questo lavoro ai fan più curiosi.
Proprio per i fan del gruppo sembra rivolto questo album e per il suo pubblico di genere, a differenza del precedente Night Work, che per la sua incredibile qualità era riuscito a conquistare anche parte dei detrattori del gruppo. Niente di cui disperarsi, le canzoni ci sono e l’estate è cominciata. Mettete su Magic Hour e tenetelo almeno fino ad Ottobre! 

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