Qualche anno fa Madonna decise mettere da parte la sua folgorante carriera da attrice (ben nove Razzie Award vinti negli anni) per cimentarsi dietro la macchina da presa. Il suo film d’esordio, Sacro e profano(secondo i maligni però diretto da Jonas Åkerlund) una commedia riuscita soprattutto per le musiche dei Gogol Bordello, non ebbe però la fortuna sperata.
La pop star non contenta ci riprova, questa volta con una buona dose di velleità: un film in costume, con un discreto budget e cast e addirittura la presenza, fuori concorso, al festival del cinema di Venezia.
Le aspirazioni della cantante (o del suo ghost director) sono alle stelle, la fonte principale di ispirazione sembra essere A Single Mandi Tom Ford, ma l’estetica molto patinata di Ford qui viene portata all’esasperazione, con una fotografia degna di uno spot di D&G, lunghissime sequenze di cambi d’abito e vestizioni, studiati movimenti di macchina più adatti ad un documentario sul design di interni. L’estetica patinata straborda, a tratti è difficile capire se stiamo guardando un film o una serie di spot pubblicitari in sequenza, di per sé magari anche molto belli ma estenuanti nella loro patina plastica.
Per somigliare il più possibile al film di Ford, vengono presi in prestito anche la costumista, Arianne Phillips (che per questo lavoro ha conquistato la nomination all’oscar), ma sopratutto il compositore Abel Korzeniowski che riprende interi pezzi della colonna sonora di A Single Man per riproporli quasi uguali.
Il film racconta in parallelo la storia d’amore tra Wallis Simpson e Edward VIII (una campagna pubblicitaria più furba l’avrebbe spacciato per uno spin-off del pluripremio oscar Il discorso del re) con quella di Wally Winthrop, appassionata della storia d’amore tra l’americana e il re che dovette abdicare per sposarla.
La struttura del film ricorda molto Julie & Julia, ma come nel film della Ephron anche in questo caso da un punto di vista narrativo funziona più la parte ambientata nel passato rispetto a quella ai giorni nostri; a peggiorare la situazione però c’è un problema di montaggio che rende insostenibilmente lunga e faticosa tutta la parte contemporanea.
Non si può dire nulla sui bellissimi costumi e le raffinate scenografie: una cura estetica di altissimo livello, ma che viene inquadrata solo da un punto di vista pubblicitario e senza alcuna passione racconta una delle storie d’amore più chiacchierate del Novecento.


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