Recensione: iamamiwhoami – kin (Versione per devoti al culto)

Visual pop

Cooperative Music 
2012 
Eccoci, finalmente. Questo è il momento che aspettavamo da anni. Da due anni e mezzo, per la precisione. Da quel lontano dicembre 2009, iamamiwhoami è cambiata molto e anche se per il momento siamo orfani di un’edizione fisica delle tanto amate b, o, u-1, u-2, n, t, y, ;jhon e clump possiamo comunque ora gioire per la prima release fisica di iamamiwhoami, alias Jonna Lee, alias la Mandragora, alias colei che ci ha fatto follemente innamorare di lei. Follemente non solo perché è dannatamente brava, ma anche perché all’inizio abbiamo investito tantissime (troppe) energie mentali per capire chi ci fosse dietro a questo criptico nome.

Non so voi, ma quando è giunta tra noi “sever” non era esattamente il pezzo che mi aspettavo dopo tanto silenzio, però si è subito imposta come una delle preferite. Sfido chiunque di voi a non aver ballato nella stanza, facendo finta di danzare col coso peloso del video! 
I feedback generalmente non entusiasti per “drops” e “good worker” non vogliono certo dire che questi due pezzi non piacciano anzi, la cascata tintinnosa alla fine di “drops” è uno dei momenti più memorabili del disco. La botta però ce l’ha data “play” e di nuovo è impossibile evitare le figure di merda, mentre si salta e canta ed entra qualcuno in camera, beccandoti sul luogo del delitto.Che piaccia o meno la strada intrapresa musicalmente (più convenzionale) da iamamiwhoami, non si può certo dire che non svolga bene il suo “compito”. Per certi versi trovo accumulabili “in due order” e “idle talk”, popparole più o meno dark di transizione verso il finale col botto. 
“rascal” è la più malinconica della canzoni di iamamiwhoami, forse una delle meno originali, ma sicuramente una di quelle in cui mette più in mostra le sue doti canore devastanti. Il testo poi fa tutto il resto. 
“kill” e “goods”, complice sicuramente il leak, all’inizio non convincevano, ma c’è poco da fare: sono le migliori dell’album, ossessiva compulsiva la prima, incredibilmente colorata e viva la seconda.
Per quanto riguarda la componente visuale, dato che si tratta pur sempre di un visual album, vale la pena di spendere due parole a riguardo. 
Il valore artistico e la complessità dei video sono decisamente ridotti in questo secondo ciclo, rispetto alla serie bounty, ma il perché è facilmente indagabile in diverse cause: i video del disco di lancio devono essere necessariamente più semplici e meno provocatori (leggi: niente sperma che schizza da qualsiasi cosa, niente vagine di stagnola e via dicendo) e inoltre pubblicarli a così breve distanza non lascia molto spazio per la produzione. Ma il motivo principale è una trasmigrazione dell’accento del progetto che da un 50/50 tra video e musica, vuole per motivi ovvi spostarsi più sulla musica, ponendola al centro e lasciando “classicamente” il video come un accompagnamento. E che accompagnamento! I video sono pur sempre belli, ma appunto, non paragonabili ai precedenti. Questa teoria è, a mio avviso, oltre che ovvia, supportata dall’ultimo video di “goods” in cui lei balla al centro, anzi DENTRO, il suo album.
Sperando che non scompaia nel nulla di nuovo, che cominci a fare concerti anche al di fuori della Svezia (ehi, prima data a Berlino l’8 settembre) e che pubblichi anche una versione fisica di bounty, godiamoci questo immenso kin

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