Recensione: iamamiwhoami – kin (Versione per neofiti del culto)

Visual pop

Cooperative Music 
2012 
Ci sono due modi per impostare una recensione sul primo album di iamamiwhoami. In questa sede affronteremo l’album dal punto di vista di colui che, purtroppo, non ha mai sentito parlare di questo visual concept. Il progetto iamamiwhoami (nome dietro cui, per la parte musicale, si nasconde la cantante svedese Jonna Lee e un produttore) ha radici ormai lontane nel tempo, il primo video teaser è stato caricato nel dicembre del 2009 e prima di questo kin ne è scorsa di acqua sotto i ponti. 


kin infatti può essere considerato come il secondo ciclo di video del progetto svedese, dopo la serie bounty (che conta i pezzi a cui i fan sono più legati e che sperano di vedere pubblicati su supporto fisico prima o poi, accompagnati ovviamente dai video stupendi che corredano il progetto sulla Mandragora). La principale novità di iamamiwhoami è la totale frantumazione del concetto di singolo: sia per la saga bounty  che per kin ogni canzone è stata rilasciata su Youtube accompagnata da un video. Nel caso della serie bounty la cadenza era quasi casuale, mentre per kin ogni due settimane è stato puntualmente pubblicato un video. Ovviamente accompagnare la pubblicazione di un disco richiede regolarità e quindi oltre all’uscita bisettimanale si possono riscontrare altri aspetti che possono aiutare l’album (e l’artista) a farsi strada nella storia del pop odierno. I video innanzitutto, complice anche il fatto che sono ben nove, sono molto più concettualmente e visivamente semplici  rispetto ai primi e anche le canzoni, per quanto siano tutte perle imprescindibili, non sono più assolutamente originali come nella saga bounty, ma bensì ascrivibili quasi sempre ad un genere più riconoscibile e in certi casi modaiolo.
“sever” ci accoglia dolcemente, come solo iamamiwhoami sa fare: questa synth-ballad è al tempo stesso struggente, moderna, lancinante, dolce e sul finire tira fuori le unghie aggredendo il malcapitato neofita con una raffica di tastiere velocissime. L’aggressione messa in atto alla fine di “sever” mette sull’attenti per l’ansiogena “drops” che sui synth oscuri distende le gocce sintentiche, meglio di quanto abbia fatto chiunque altro (non mi riferisco necessariamente a Bjork). I pezzi pop più normali non mancano, come “good worker” e l’irrefrenabile “play”, ma l’apice dance lo raggiunge “goods”, forse il pezzo migliore dell’album per come riesce a coniugare tutta la novità di iamamiwhoami con le sonorità che hanno tutte carte in regola per spopolare ovunque nel mondo. Il piatto forte restano i pezzi oscuri, come “in due order” e “kill”, e quelli malinconici come “rascal” (altro picco assoluto della carriera di iamamiwhoami”. Una di merito anche per “idle talk”, molto dream pop alla M83.
Non una sbavatura, non una singola caduta, non un solo piccolo difetto. Produzione coi fiocchi originale estraniante e ammaliante, voce capace di cose impensabili, testi criptici, misteriosi, lontani nel tempo e vicini nello spazio per uno degli album più belli dell’anno, della storia del synth-pop recente spero da oggi delle vostre classifiche personali.
(di seguito c’è la playlist con tutto l’album in video-streaming)

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