Recensione: Fiona Apple – The Idler Wheel

Alternative Rock
Epic Records
2012

The Idler Wheel Is Wiser Than The Driver of The Screw And Whipping Cords Will Serve You More Than Ropes Will Ever Do“, come vi avevamo già annunciato è il titolo del nuovo album di Fiona Apple.
Finalmente dopo 7 anni di assenza dalla scena musicale, la tormentata cantautrice newyorkese torna con il suo quarto album studio, che abbrevieremo per comodità in “The Idler Wheel…“.
Programmato in uscita per il prossimo 19 Giugno per la Epic Records, è già possibile ascoltare l’intero album in streaming (via NPR a questo link) e quale gioia maggiore per chi aspettava da anni nuovo materiale di Fiona?! Le aspettative per questo quarto attesissimo album sono altissime, il ritorno della sullen girl era già stato anticipato da alcuni brani pubblicati su youtube e se ad un primo ascolto sembrava che la Apple avesse perso un po’ il suo tocco magico, ascoltando interamente l’album si scopre che la cantante americana in realtà ha ancora tanto da dire e in modo sublime.
Fiona è quel tipo di musicista che non ha paura di affrontare i sentimenti che la terrorizzano. In modo incredibile riesce a scrivere testi personali poetici, che la posizionano di diritto nella lega degli autori come Leonard Cohen o Joni Mitchell (o altri cantautori degli anni ’70), ma se Cohen scrive confessioni come se fossero preghiere meticolose sussurrate in un silenzio rimuginato, i testi della Apple sono come demoni in fiamme che esplodono con rabbia dalla sua mente alla pagina.
Il canto di Fiona è il fulcro dell’album. La sua voce è, come sempre, semplicemente magnifica in tutto: evita le vocalità fumose o la professionalità delicata preferendo contorcersi, canticchiare, urlare, sospirare e generalmente sfidarsi in ogni brano. Il tormento che la contraddistingue pervade i suoi testi e le sue musiche e con la sua voce prende piena forma. I sentimenti che Fiona affronta nelle sue nuove canzoni sono quelli che riempiono la maggior parte della nostra vita: piccoli impiastri sentimentali come la gelosia meschina, l’insicurezza, la solitudine, la noia e il rimpianto. Sono quelle sensazioni che di solito preferiamo assopire piuttosto che affrontare, ma la Apple li strangola e li contorce rendendoli inevitabili.

Nella canzone di apertura di “The Idler Wheel…“, nonchè primo singolo, “Every Single Night”, la Apple descrive ciò che sta cercando di cogliere come “the flight of little-wings of white-flamed butterflies in my brain”: una suggestiva immagine che diventa inquietante se si pensa alla sensazione di piccoli insetti intrappolati che si dimenano all’interno del nostro cervello. In “Daredevil” il canto si rompe in un grido contorto e lascia il posto al pathos tragicomico di “Valentine” (“You didn’t see my valentine/ I sent it via pantomime/ While you were watchin someone else/ I stared at you and cut myself”). La canzone d’amore che suona più dolce, “Jonathan” (dedicata all’ex fidanzato Jonathan Ames), sembra porsi in perfetto contrasto con la successiva “Left Alone” (“How can I ask anyone to love me/ When all I do is beg to be left alone?”) a creare quella minuziosa antitesi sentimentale che è la vita e che la musica di Fiona Apple è in grado di descrivere in maniera poeticamente sublime. La paranoia di “Werewolf” si contrappone all’ironica “Periphery” (il cui movimento di pianoforte ricorda “Better Version of Me” di “Extraordinary Machine“); mentre la nostalgica e sofferta “Regret” (con la voce soffocata e dilaniata di Fiona negli acuti) è seguita dall’energica “Anything We Want” che viene sospinta in avanti dal ritmato pianoforte della Apple e dalle percussioni del co-produttore Charlie Drayton.

Infine “Hot Knife” è forse la migliore canzone dell’album e uno dei pezzi più unici dell’intera produzione musicale della Apple. Con squisite armonie complesse di Fiona insieme alla sorella Maude Maggart, i testi trasudano lussuria; insieme cantano: “I’m a hot knife, he’s a pad of butter/ If I get a chance I’m going to show him that he’s never gonna need another.” e l’allusione sessuale si fa sentire piuttosto forte.
Quello che si diceva su “Extraordinary Machine” rimane valido anche per “The Idler Wheel…“: non ci sono singoli in questo album, niente di conciso e concreto per facilitarne la vendita. Le melodie e le parole possono essere ellittiche ma la musica è immediata e le canzoni si susseguono rapidamente e armoniosamente. La musica di Fiona Apple manca di una produzione ornata o di singoli pop, “The Idler Wheel…” è un album complicato che mette a nudo Fiona nella sua purezza: lei non accetta scorciatoie o giri facili, il suo intento può risultare non immediato ma non è mai assente. Gran parte del fascino della musica della Apple non sta nella decodifica di tutti i suoi mezzi, ma nel meccanismo interno che li mette in funzione. 
Questo quarto album di Fiona è sicuramente il più maturo, in cui i riferimenti e le analogie con i tre precedenti sono evidenti: alcuni passi jazz sono diretti discendenti di “Tidal” e c’è una rigorosa attenzione ai dettagli che ricorda “When the Pawn…“, ma quel che c’è di nuovo è una ferma determinazione e coesione. Nulla è casuale, tutto è curato nei minimi dettagli, sia nella composizione che negli accordi, e questo nuovo “The Idler Wheel…” rimane ricco e avvincente come non mai, forse anche di più.

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