Recensione: Exitmusic – Passage

Alt. Rock / Trip-hop
Secretly Canadian
2012

Non è certo casuale il nome scelto da Devon Church e Aleksa Palladino, che oltre a questo progetto artistico condividono lo stesso talamo. Tutta la loro estetica si avvicina al celebre pezzo dei Radiohead da cui mutuano anche altri aspetti della band di Oxford, tra cui una drammaticità costante e palpabile. Il primo album di questo duo (dopo un promettente Ep), si presenta come una sostanziosa novità, certo non per tutti, ma a fin dei conti forse per molti tra salti vari nei generi quali il trip-hop, lo shoegaze, il dream pop più oscuro che si sia mai sentito e chi più ne, più ne metta.

La title track apre il disco in maniera piuttosto solenne con il suo rock struggente, mentre il singolo “The Night” ha quel sapore folk che potrebbe avvicinare i più a questa tetra coppia, anche i più incauti impreparati a tanta tristezza: il crescendo emotivo e musicale, gli ansimi e l’arrangiamento raffinato ne fanno un pezzo veramente notevole. “The City” si avvicina al tri-hop degli ultimi Portishead, quelli di Third.
“White Noise” è uno dei pochi episodi più movimentati con il suo synth-pop molto oscuro e ha la sua relativa declinazione più doom alla Zola Jesus in “Storms”. Il piano solitario su cui poi si stagliano i rumori e le urla di “The Wanting” non possono non farci pensare alla nostra cara Soap&Skin. L’anima shoegaze trapela infine in “Stars” e in “The Golden Age”, dimostrando l’incredibile varietà che permea tutto l’album.
Non è certo un disco che si mette su da solo e si fa ascoltare, ma questo è ovvio e probabilmente non è quel cercano tutti. Passage richiede l’umore giusto e altrettanta attenzione. L’esordio degli Exitmusic è tetro, spettrale e a tratti straziante, ma raramente noioso. Lettori avvisati, mezzi salvati: la qualità e i pezzi ci sono, sta a voi scegliere se sopportare tanta tristezza.

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