Live Report: Emika & Four Tet @ Parco dei Divertimenti, Vercelli – 22/06/12

Per la serata di Venerdì della quinta edizione del Jazz:Re:Found, festival vercellese in collaborazione con il torinese Club to Club, gli artisti scelti per esibirsi sul Main Stage sono nomi di una certa rilevanza nello scenario della musica elettronica inglese: Emika, Rocketnumbernine e Four Tet.

Alle 21.15, inaspettatamente poichè non previsto nella scaletta del main stage, sale sul palco Kwes, musicista e produttore londinese che nella sua produzione vanta remix di artisti come Damon Albarn, Zero 7 e Hot Chip. L’inizio non è dei più entusiasmanti, il cantante sembra essere giù di voce e le musiche sono piuttosto soporifere, e lo scarso pubblico non aiuta probabilmente Kwes a ingranare la marcia. Fortunatamente dopo qualche brano, il ritmo si fa più energico, le canzoni più movimentate, ma i tempi sono ristretti e il giovane produttore inglese deve scendere dal palco poco meno di un’ora dopo aver cominciato a suonare.

Dopo il cambio palco, il presentatore annuncia l’artista successivo: “E’ di origine ceca, ma è nata a Bristol e ha collaborato con il suo concittadino Pinch…”. Il nome personalmente più atteso per questa serata è pronto a salire sul Main Stage del Re:Found Festival. E’ il turno di Emika.
Nemmeno il tempo di salire sul palco, salutare e ringraziare, che inizia la musica. Dalle prime note si capisce subito che il brano con cui Ema Jolly ha deciso di aprire il suo live è “Professional Loving” (suo quarto singolo pubblicato) e la carica accumulata nell’attesa di quel fatidico momento si libera sotto al palco vercellese trasportata dai potenti bassi della base elettronica dell’emergente cantante inglese.
E’ ora il turno di “Pretend” (canzone pubblicata nello stesso EP della precedente) e l’energia e la carica sono irrefrenabili. Emika dal vivo mette una potenza travolgente nelle sue canzoni, e se l’aspetto vocale è trascurato o poco incisivo, il risultato finale sono comunque pezzi di elettronica dall’impatto immediato.
Seguono “Double Edge” e “3 Hours” (anch’essi singoli estratti dall’omonimo album “Emika“), allungati, modificati e intamarriti (diciamocela tutta), i brani si susseguono in un crescendo di efficacia musicale ed espositiva. La strumentale “Be My Guest”, la potente “Common Exchange”, la ritmata “Come Catch Me” e il terzo singolo “Count Backwards” si susseguono per lasciare il posto a due nuovi brani.
“Chemical Fever”, dalle tonalità riccamente post-dubstep e, per concludere, un brano scritto in collaborazione con Pinch, “2012”, che all’inizio parte soffuso e sussurrato per poi scatenarsi in un tripudio di luci, bassi, e campionamenti elettronici da lasciare senza fiato.
Un concerto, troppo corto purtroppo (un’ora scarsa), che ha dato un perfetto assaggio delle capacità di questa giovane musicista emergente che speriamo continui sulla strada che ha intrapreso e che ci regali nuova ottima musica elettronica.
Dopo Emika, salgono sul palco i londinesi Rocketnumbernine, artisti spalla nel tour di Four Tet.
Ben e Tom Page, batteria e tastiere dietro al nome Rocketnumbernine, fondano le loro origini nel jazz, ma si evolvono attraverso l’elettronica, attirando l’attenzione di band come i Radiohead e Caribou.
Due soli strumenti che insieme ai propri musicisti riescono a creare dell’ottima musica e un’atmosfera unica e travolgente, ottimi musicisti che hanno creato un’ottima apertura per l’ultimo artista in programma, Four Tet.

E’ pressochè impossibile fare una recensione di un live di Four Tet, sia per la sua produzione sconfinata sia perchè quando si avvicina alle console Kieran crea un intero universo fatto di note e permette di farne pienamente parte anche al pubblico che lo sta ascoltando. La sua IDM miscelata con il jazz e il post-dubstep non è solo musica, ma diventa pienamente un’esperienza da vivere e condividere con lui. A differenza dell’elettronica pesante (di forte stampo tedesco) di Emika, Four Tet ha una cura e una precisione per il dettaglio spaventosa (tipicamente britannica). Ogni suono, ogni campionamento, ogni movimento delle sue mani sono pensati e calibrati e compongono musica di elevatissima qualità.
Un’artista che dimostra di meritarsi a pieno titolo il ruolo di una delle pietre miliari della musica elettronica degli ultimi dieci anni.

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