Warner Bros.
nu-metal
2012
Il primo singolo di questo nuovo album dei Linkin Park era riuscito a catturare la mia attenzione su questo gruppo dopo averlo abbandonato circa dieci anni fa. Niente di stratosferico, ma “Burn It Down” sembrava l’ennesima svolta improbabile del gruppo, stavolta pesantemente verso lidi sintetici. Le voci di una collaborazione con Owen Pallett e dell’intenzione di voler ritornare alle origini dopo due album molto fuori dai loro canonici stilemi hanno contribuito ad accrescere le aspettative per quest’album.
E in effetti siamo passati da un viscerale “Oddio mio, non ascolterei mai un altro loro disco!” ad un più pacato “Hey, ben tornati!”. Ovviamente gli unici che possono gioire di questo ritorno sono gli stessi che dieci anni fa, a torto o ragione, li apprezzavano. Le bestemmie peggiori sono state lanciate sul genere nu-metal e la maggior parte dei gruppi di quel vituperato filone ha fatto una fine orribile, vedi i Korn.
Proprio i Korn sono stati tra i primi a inserire nella natura già bastarda del nu-metal dosi massicce di dubstep, con risultati abominevoli. Anche i Linkin Park ci provano, ma a loro va decisamente meglio. “Lost In The Echo”, non ce ne voglia la band bresciana, ma ci ricorda in parte i nostrani Aucan, così come “Lies Greed Misery” e “Skin to Bone”. Non mancano episodi più pop come “In My Remains”, “I’ll Be Gone” (l’unico pezzo che porta la mano pressoché invisibile di Pallet) e il sopracitato singolo super melodico “Burn It Down”.
Tutto quello descritto sino ad ora, per quanto potrà essere per molti piacevole, è comunque avvolto da un assoluta aura mediocritas nella quale brillano solo due episodi: l’ipnotica e inaspettata “Castel of Glass” e “Until It Breaks” col suo rap oscuro interrotto dalla voce ultramelodica di Chester Bennington.
Anche se sono ancora in grado di scatenare un punk per teen-ager come “Victimized”, si può dire che i Linkin Park siano tornati non tanto per pezzi così, quanto più per un’approccio di nuovo più fedele alla loro natura. Se avete sempre odiato i Linkin Park non sarà certo questo album a farvi cambiare idea, se cercate qualcosa di nuovo ovviamente voltate l’angolo (del resto sarebbe anche sciocco), ma se nella vostra adolescenza c’è stato spazio per i reginetti del nu-metal allora un ascolto questo Living Things lo merita.
E’ un po’ come il ritorno delle Spice Girls.


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