Recensione: Saint Saviour – Union

Alternative
Surface Area
2012

Becky Jones, meglio conosciuta come Saint Saviour, è una cantautrice e musicista inglese attiva dal 2007 e che vanta nel suo curriculum un’importante collaborazione con i Groove Armada e successivamente come artista spalla degli Hurts nel loro tour.
Con due EP alle spalle (“Anatomy” e “Suukei“), il 24 Giugno Saint Saviour ha rilasciato il suo album di debutto, “Union“.
Pieno di elettronica ipnotica, una voce potentemente pesante e un carosello di emozioni, questo “Union” offre un efficace senso di contemporaneità e di musica alternativa.

Il primo brano, “Mercy”, è un’apertura jazz lenta e fuorviante: i tagli vocali quasi sospirati della Jones attraversano una solitudine grave segnata da una linea di pianoforte atmosferica a cui si contrappongono armonie e voci piene di nostalgia, un’eco simile a Zola Jesus. Ma verso il terzo minuto, la canzone compie un’abile inversione di marcia, entra un violoncello solitario, trasformando la melodia precedente del piano in qualcosa di molto più inquietante e, talvolta, atonale.
La voce di Becky si fa subito più matura nella sua femminilità con la successiva “Tightrope”, il ritmo pop leggero mantenuto dalle percussioni di fondo passa da un ritmo lento e intimo pienamente in stile “Creep” dei Radiohead, fino ad arrivare a dei cori simil “Like A Prayer”. Ma il brano non diventa mai una Madonna da festa tra ragazze, rimane più di un’ode di potenza.
L’estensione vocale e lo stile canoro di Saint Saviour non sono dissimili da quelli di Kate Bush (che non a caso, insieme a Tori Amos ed Elizabeth Fraser, è considerata una delle madrine artistiche di questa cantautrice britannica, personalmente forse un po’ eccessivamente), e una dimostrazione di questo si ha con il primo singolo di “Union“, “I Call This Home”, e con la successiva “Liberty”, il cui accordo infettivo di chitarra è impossibile ignorare.
L’affascinante pop-noir di “This Aint No Hymn”, che ricorda molto le tonalità cupamente gelide di iamamiwhoami, è uno dei momenti di spicco dell’album, un brano in tonalità minore che fornisce l’occasione perfetta alla voce della Jones di salire e di dare piena dimostrazione della sua estensione e potenza. Inoltre segna il punto in cui “Union prende una svolta decisamente inaspettata (basandosi sui primi 6 brani) e assolutamente più stimolante.
Il brano migliore dell’intero album è forse “Jennifer”, con i suoi 5.13 minuti Becky si lancia perfettamente un una potente sfera elettronica con distorsioni vocali, riff di synth pesanti e laser drumming. Anche se dopo il primo picco elettronico sembra calmarsi un po’ e il ritmo sembra raggiungere un plateau di “calma”, non temete perchè nel finale l’energia irrompe nuovamente e conclude la canzone in modo prorompente e perfetto.
Dopo un segmento hip-hop con “Domino” (feat. Amplifica Dot), la Jones esce con una melodia folkloristica in “The Rain Falls On The Just”, quasi come una filastrocca per bambini. Non appena il ritmo ti prende, ecco lasciare il posto a un brano dance ballabile, e di nuovo Madonna viene in mente (questa volta la “Material Girl” nella sua veste più famosa) con feste di synth una vetrina ripetitiva dei suoi vocalizzi pop.
“Dreamtime” è un’onda di marea e la sua voce porta davvero il tutto insieme, e “Horse” è una nostalgica dichiarazione d’amore resa ancora più potente con il forte accento vocale della stessa Jones (raggiungendo note basse degne di Zola Jesus): percussioni di base in sottofondo, note di pianoforte vaghi, e applausi e voci nel background aiutano a mantenere i riflettori accesi sul vero talento di questo intero album, la voce di Saint Saviour.

Union” è un album la cui dinamica è sostenuta per quasi un’ora di musica valida ed efficace, cosa di per sè già abbastanza impressionante, ma il fatto che la Jones lo faccia con tanta facilità assicura che il suo primo album da solista è solo una prima dimostrazione del talento di questa giovane cantautrice e che sentiremo ancora parlare (e si spera in maniera sempre migliore) di Saint Saviour e della sua straordinaria voce.






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