The XX – Coexist [Recensione]

Young Turks
Indie-pop 
2012 
Il secondo album dei tre ragazzi di Londra è senza ombra di dubbio uno dei ritorni più attesi in ambito indie-pop. Il clamore suscitato dal disco d’esordio, per molti inspiegabile, doveva essere confermato: è tutto fumo e niente arrosto o c’è davvero qualcosa di sostanzioso nelle note delicate degli XX? 
L’immagine e il sound della band sono stati consolidati dalla credibilità sempre maggiore acquistata da Jamie XX, il responsabile di quel tocco in più (o meglio in meno) che contraddistingue il trio: ormai non si contano più le sue collaborazioni o i pezzi degli XX usati dalle superstar internazionali (Shakira, Rihanna, Drake).
Ma per il secondo album, cosa propongono gli XX? Tagliamo la testa al toro e andiamo il più possibile al centro della questione: Coexist non apporta quasi nessun cambiamento a quello che abbiamo potuto sentire tre anni fa. E’ un ottimo “more of the same” in cui la band tenta poco, lima alcuni difetti e mette in risalto la vena clubbing, pur risultando ancor più soporifera di prima.

Questo è il vero pregio del disco e del magico tocco di Jamie XX, ovvero l’incredibile modo in cui la svolta promessa e l’influenza della musica dance non abbia portato in alcun modo ad una accelerazione dei ritmi o ad una versione cafona del primo disco, ma anzi sia stata sfruttata per dar ancora maggior spessore al sound che si è fatto più stratificato (pur rimanendo estremamente minimale) e drammatico.
Ad un primo ascolto sembra proprio che questo Coexist non possa avvantaggiarsi di pezzi che funzionino da singoli portentosi come accadde tre anni fa con “Island”, “VCR”, “Basic Space” e “Crystalized”. In realtà qualche carta più accessibile il disco ce l’ha, come il primo estratto “Angels” (che pare uscita dritta dritta dall’esordio). Un pezzo che si presta a rappresentare sia le nuove influenze che ad essere un potenziale singolo bomba è “Reunion”, in cui chi ama la parte più elettronica degli XX può ringraziare il proprio Dio, o Jamie XX. In “Try” le atmosfere si fanno ancora più rarefatte e rallentate portandoci quasi al collasso, ma fa da contraltare “Sunset”, uno dei primi pezzi che iniziò a girare su internet in versione live e che fece già impazzire i fan. Per i detrattori del cantato degli XX è consigliabile poi ascoltare “Missing”: certo ci si chiede perché non cantino sempre così, ma il dato è tratto e il pezzo da 90 è sotto le orecchie di tutti. Accostandosi poi proprio al sound dei sopracitati singoli dell’esordio, “Tides” è uno dei pezzi più pop di Coexist
Infine al fondo della tracklist si nasconde timida la perla del disco, “Swept Away”, la summa di tutto lo stile degli XX e in generale uno dei loro pezzi migliori. 
Cercare di classificare pezzo per pezzo un disco degli XX è un’operazione un po’ fine a se stessa poiché il sound è molto coeso e se non ponessimo troppa attenzione all’ascolto i brani scivolerebbero via uno dopo l’altro lasciando soltanto una profonda sensazione di malinconia. Ed è questo che conta, più di qualsiasi nuova influenza: gli XX si confermano capaci di trasmettere con testi semplici e pezzi altrettanto efficaci delle emozioni comuni, ma raramente espresse così delicatamente.
Si poteva forse chiedere qualcosa in più dalla band indie-pop più osannata degli ultimi anni, ma a conti fatti va più che bene così.

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