Regia di Mark Andrews, Brenda Chapman & Steve Purcell
Fantasy
2012
La Pixar ci aveva abituati con una certa formula: un inizio folgorante e commovente, basti pensare al lungo prologo sulla vita del protagonita in Up o le avventure solitarie del robottino Wall-E sulla terra disabitata, dopo il quale il film d’animazione proseguiva in maniera più scanzonata, quasi a voler tirare sul il morale e rassicurare lo spettatore dopo un primo atto così drammatico per come siamo abituati noi occidentali rispetto ai film d’animazione. Formula che ha funzionato alla grande ma che in parte è diventata col tempo ripetitiva e “scontata” secondo i detrattori della pixar.
Con Brave la casa di produzione americana cambia le carte in tavola, dopo due sequel torna con del materiale originale e con una struttura narrativa inedita: niente prologo drammatico e niente seguito scanzonato, ma una storia più semplice e lineare che trae la sua forza proprio dal non voler a tutti i costi tirare fuori un capolavoro drammatico ma che vuole solo raccontare una bella storia e facendolo dosa al punto giusto le emozioni per tutta la sua durata senza concentrare i climax drammatici solo nel suo prologo.
Animali parlanti tenuti a bada e usati solo per un paio di sketch comici, niente villain disneyani improponibili, ma una storia meno meccanica e più intima. La cosa che fa amare Ribelle – The Brave sono in particolare i suoi personaggi, a partire da una fantastica e indipendente protagonista fino ad arrivare alla divertentissima strega (non troppo lontana dalla Yubaba di Hayao Miyazaki), le atmosfere con i boschi stregati abitati dai bellissimi fuochi fatui (un omaggio dichiarato allo Studio Ghibli), e l’alone magico che permea tutto il film.
Per molti Brave risulta un film troppo disneyano, forse confusi dalla presenza di una protagonista donna, che però non ha nulla da spartire con le sue colleghe del brand Principesse Disney, risultando in tutto e per tutto un personaggio Pixar al 100% più simile al topino Remy per determinazione che ad un’Ariel o Rapunzel. Per alcuni versi, soprattutto la rivalità madre e figlia ci può ricordare appunto Rapunzel – L’intreccio della torre, ma Brave prende subito le distanze dimostrandosi un film decisamente più riuscito e meno scontato di quanto si possa pensare.
L’animazione neanche a dirlo è accelsa, basta guardare i magnifici riccioli di Merida per rimanere affascinati dalla maestria tecnica raggiunta con questo lungometraggio. La nota negativa del film sta purtroppo nel doppiaggio: il sottoscritto è un favorevole al doppiaggio quando è ben fatto, ma questo non è il caso, in particolare i tre lord alleati, le cui voci son state affidate a personaggi famosi, lasciano molto a desiderare e così anche le canzoni, incomprensibilmente doppiate da Noemi (che per quanto sia un artista apprezzabile in questo caso è proprio fuori luogo).
Brave riporta una ventata d’aria fresca nell’universo Pixar sempre più intrappolato tra sequel e prequel, e si propone come il film più Ribelle della casa di produzione che come la sua protagonista si sgancia dalle tradizioni e si autoproclama libera e indipendente.


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