Marco Bellocchio
Drammatico
2012
Infinite polemiche hanno riempito pagine e pagine di giornali a seguito della mancata vittoria di riconoscimenti importanti al festival di Venezia da parte del film Bella addormentata di Bellocchio e altre ancora ne arriveranno a seguito della mancata scelta di indicare il film sulla tragica vicenda di Eluana Englaro come candidato italiano per la corsa al miglior film straniero.
In realtà non c’è nessun complotto dietro al film di Bellocchio, semplicemente bisogna riconoscere che siamo di fronte ad uno dei film meno riusciti della filmografia del regista piacentino.
Da un caso di richiamo internazionale Bellocchio ha tratto un film ad episodi che si svolgono durante gli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro: così si ha un film che si concentra a ridurre la problematica a singoli casi personali, rendendo il tutto un prodotto più intimo e meno interessante delle sue premesse.
I quattro episodi si alternano tra loro in modo non troppo omogeneo e solo due di essi si dimostrano davvero efficaci e interessanti: l’episodio di Toni Servillo politico è forse quello recitato meglio e con le atmosfere più riconducibili al cinema di Bellocchio, con i maggiori picchi registici, tra tutti la scena in cui i politici entrano in “televisione”. Non si intreccia troppo bene però con il suo episodio parallelo, quello con Alba Rohrwacher, quasi una fanatica religiosa che passa il tempo tra Ave Maria e canti di chiesa ma poi finisce per andare a letto con un ragazzo appena conosciuto.
A dare il peggio però è l’episodio con Isabelle Huppert, una storia fredda e recitata in modo pessimo, svantaggiata per di più da dialoghi imbarazzanti pseudo aulici che in bocca ad attori improponibili (tra tutti il figlio d’arte Brenno Placido) sfioravano più volte il ridicolo involontario.
A risollevare le sorti del film arriva l’ultimo segmento, quello con Maya Sansa come protagonista, che, pur avendo una recitazione costantemente sopra le righe, funziona nel contesto.
Bella addormentata è così un film di grande atmosfera, molto intima e delicata, resa grazie alle ottime musiche, alla curata fotografia di Daniele Ciprì e alla regia evocativa e suggestiva, ma che non riesce a destreggiasi bene in mezzo al complesso intreccio a tratti artificioso.


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