“Il male diventa globale“
Vorrei poter fare un post in cui scriverei solo “Resident Evil – Retribution: No.“, ma la redazione e l’affetto che provo nei vostri confronti mi obbligano a scrivere due parole in più.
Certe volte non si conosce proprio il limite e non si riesce a dire “Basta, non posso sprecare 65 milioni di dollari, quando c’è la fame nel mondo“. Ed è quello che sta accadendo a Paul W.S. Anderson che ha contratto una nota patologia chiamata, in suo onore, “Andersonite“.
L’Andersonite consiste nel buttare letteralmente nella cloaca maxima i soldi che gli vengono assegnati dai producers, in favore di un film con una esplosione ogni 25 secondi ed un misterioso slow motion usato in qualsiasi scena, anche quando Milla Jovovich va al bagno, tanto per capirci. Abbiamo compreso, infatti, l’amore e la venerazione che Anderson ha per la sua Milla, tant’è che non può fare a meno di metterla in pose plastiche che nemmeno Barbie, facendole sfoggiare completini sadomaso a caso che non parrebbero realistici nemmeno ad un raduno per scambisti in un parcheggio di Treviso.
Tuttavia, l’uso spropositato di Milla in ogni suo film e l’attribuzione all’attrice dello stesso ruolo da Resident Evil a I Tre Moschettieri non rappresentano l’unico sintomo della patologia. L’Andersonite, invero, si caratterizza anche per la presenza spropositata di computer grafica, anche quando quella cosa la si potrebbe fare comodamente con un modellino. In effetti, certi effetti sarebbero venuti meglio usando i Lego o le costruzioni, ma i tecnici della computer grafica, infettati a loro volta dalla Andersonite, evidentemente hanno tralasciato la qualità per omaggiare la tamarraggine intrinseca ad ogni secondo.
L’ultimo sintomo della Andersonite è quello più pericoloso, più infido, e potrebbe trasmettersi a tutta Hollywood come se fosse una piaga d’Egitto. Parlo della TOTALE assenza di una trama. Sì, perché se andrete per sfortuna o fortuna a vedere l’ultimo film in questione, Resident Evil Retribution, potrete facilmente capire dai primi istanti che non c’è una storia. Ma nemmeno la più banale trama alla Twilight. Se avessero messo un bacio tra Edward e Bella saremmo usciti dalla sala con una minore sensazione di vuoto, eppure tutto il potenziale che un brand quale Resident Evil potrebbe offrire viene clamorosamente sprecato. Perché, Anderson caro? A chi la fai scrivere la sceneggiatura?! Ad un piromane schizofrenico? Probabilmente sì o forse no.
L’inizio del film ci ha fatto gridare al miracolo. Uno ha pure esclamato “Fico!“, solo per poi bruciare nella dannazione eterna dei successivi 95 minuti. Qualcuno ha visto pure un esorcista in sala che cercava di placare la gente scontenta e visibilmente adirata nell’aver buttato 10,00€ di biglietto per un fastidioso 3D. Cosa ce ne frega di vedere le tette di Jill Valentine in tre dimensioni se quando apre la bocca per dire una banalità senza senso ci fa scendere il sangue sotto la soglia minima vitale? No, perché Anderson non vuole che si esclami “Fico!” al suo film ed è per questo che crea degli ambienti fichissimi, si poggia su un potenziale narrativo decente e lo distrugge volontariamente, mettendoci qui e lì delle canzoni dubstep a fare da colonna sonora. Non ci appaga nemmeno il vedere 3 volte la morte di Michelle Rodriguez, più uomo che mai in questo film, né tanto meno ci consola il vedere sempre la sopracitata Michelle non saper camminare sui tacchi. Ad un certo punto sembrava di vedere Jurassic Park, con un velociraptor rigorosamente in jeans denim: Dio ci liberi dalla possibilità di vedere la Rodriguez in minigonna.
E così, la parata dei redivivi dai precedenti film (Poiché nessun attore si rovinerebbe mai il curriculum partecipando ex-novo a questa saga) non attira. Non c’è colpo di scena. Non c’è evoluzione. Sarebbe stato meglio vedere Bitch Slap o Scary Movie e probabilmente questi ultimi avrebbero fatto più orrore.
Anderson, hai ragione a dire che in questo film il male diventa globale: la distribuzione di questa pellicola rappresenta in pieno l’incipit. Resident Evil Retribution merita così un voto Rotten altissimo incastonandosi nell’Olimpo del Film Monnezza, rappresentando una vera perla del trash.

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