E’ una follia andare fino a Varsavia solo per un concerto, per altro sicuramente molto breve? No, se ad esibirsi è finalmente Iamamiwhoami. Dopo l’uscita del vero e proprio primo album, Kin, la neo-diva svedese ha fatto pochissime date, di cui la tappa all’organizzatissimo Free Form Festival ne costituiva l’ultima.
Come spiegato in una recente intervista, e come ogni fan di questo progetto sa, i live sono l’occasione per approfondire ed espandere il concept di Jonna Lee & co. La scelta dei pezzi infatti è molto ragionata: si inizia con una breve versione solo cantata, senza accompagnamento musicale, di “n”, dalla quale Iamamiwhoami sceglie alcuni versi iconici (Come home, come see our place/Our labyrinth to keep and hide [..] My worst fear is real life) con cui ci invita ad abbandonare il mondo esterno e ad entrare nel suo. Ma Kin è soltanto l’ultima tappa di un percorso intrapreso tre anni fa e Jonna Lee sottolinea il cambiamento che Kin ha apportato nella sua musica durante “Sever”, quando mentre canta “To be accepted, I must blend into convention’s way/And sing the universal ways” indica il cubo alle sue spalle, che rappresenta appunto l’album da poco uscito. Il viaggio non si può concludere che con “Goods”, aperta lettera ai suoi fan, nonché il pezzo con sui ci si può più scatenare e imprimere indelebilmente nella mente dei presenti l’intera esibizione.
Ovviamente la maestosità del concerto non si limita a questi elementi autoreferenziali, ma si manifesta in ogni dettaglio, dalla scenografia semplice ma d’effetto (con tanto di ripresa degli omini pelosi dei video e cambio costume) alla resa live dei pezzi, pressoché perfetta, salvo qualche basso troppo potente all’inizio che ha in parte rovinato “In Due Order”. Rendere dal vivo un album così elettronico non è semplice, eppure quasi ogni suono è suonato dal vivo, in ogni minimo dettaglio, con tanto di corista di supporto che svolge egregiamente il suo lavoro e non solo per i suoi mille “la la la”.
La sensazione ultima è quindi quella di aver assistito da uno spettacolo curatissimo, accessibile per tutti, ma al tempo stesso soddisfacente per i fan di “vecchia data”, ma sopratutto divertente come pochi altri.
Iamamiwhoami, anche se solo per un’ora, canta e balla, tenendo il palco come poche altre sanno fare, manifestando tutta la sua follia con espressioni facciali impossibili e movenze aliene, il tutto solo per ammaliarci e tenerci intrappolati nel suo mondo fatto di alluminio, cartone, tutine, omini pelosi, colori e tanto tanto divertimento.
Speriamo davvero che si concretizzi la sua volontà di portare il più possibile dal vivo questo spettacolo, e chissà che non passi anche da noi, senza obbligarci ad inseguirla fino a Varsavia.

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