Ellie Goulding – Halcyon [Recensione]

Synth-pop
Polydor
2012

Dopo un discreto (ma nulla di più) album d’esordio, Ellie Goulding torna due anni dopo con un notevole salto di qualità. Lights, forte delle attese create dal prestigioso marchio “BBC Sound of“, fece breccia nel cuore di molti fan, senza però essere davvero in grado di differenziarsi da tanti altri album dello stesso genere.
Questo Halcyon invece ha tutte le carte in regola per occupare un posto speciale tra gli ascolti autunnali, grazie ad una produzione molto più curata, se non addirittura sontuosa e un uso della voce molto più vario.

“Don’t Say a Word”, con cui l’album si apre, non sembra rivoluzionare le carte in tavola, ma bisogna darle tempo e si scopre la nuova personalità della Goulding. Con “My Blood” pare già tutto più chiaro: l’intento è quello di ammiccare a quell’enorme zona grigia tra ritmi r’n’b e synth-pop, compito che la cantante inglese porta a termine con egregi risultati, immediati ma mai banali, senza contare le qualità canore qui più che mai diverse rispetto a Lights e di impatto. 
E poi c’è “Anything Could Happen”. Quel pezzo che sia per somiglianza che per valore pop, può essere considerata la “Midnight City” del 2012, ovvero un pezzo synth-pop che si ficca nel cervello e lo stupra fino a quando non se ne può più. In costante bilico tra il suo aspetto tamarro che non ti aspetti e la maestosità dei synth magniloquenti, “Anything Could Happen” è il singolo su cui un’artista può costruire un’intera carriera. Le liriche più tormentate (più del solito) sono protagoniste in “Only You”, straziante al punto giusto e sorretta dalla più originale delle soluzioni sonore adottate in tutto l’album. La title-track, crepuscolare e malinconica sino alla sua esplosione, è l’ultimo brano che porta le stesse firme dei primi cinque e con esso si conclude la parte più valida e omogenea del disco. 

Nella seconda parte Ellie scivola su una cover inappropriata, che più che manifestare un reale valore artistico sembra voler forzare i confini sonori dell’artista, come a voler dire “Ehi, io conosco il sottobosco musicale!” e quindi ecco l’azzardo di “Hanging On”, che era meglio lasciare nelle sapienti mani di Active Child (sarebbe stato meglio mettere la cover di The Weeknd, altrettanto ruffiana, ma decisamente meglio riuscita). Compaiono le immancabili ballads, non brutte, ma prive di mordente: si salvano “Explosions” per la stupenda voce che Ellie mette muscolarmente in mostra e “Joy” per il contrasto tra la tristezza del testo e la gioiosità dell’accompagnamento. Del tutto trascurabili invece pezzi come “Figure 8”, che farebbe pensare ad una collaborazione col suo ragazzo Skrillex, o il feat. con l’onnipresente Calvin Harris.
Non lasciatevi comunque ingannare da queste ultime parole spese su Halcyon: il disco in realtà è una delle punte di diamante di questa incredibile annata di pop sintetico (Niki & The Dove, Iamamiwhoami, ecc.) e se nei prossimi tempi non si fa tentare da un tragico duetto con Skrillex potremo considerare Ellie Goulding a pieno titolo tra le artiste da tenere sempre in considerazione.

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