Xbox 360/PS3.
Ubisoft Montreal.
Avventura
2012.
Dopo aver iniziato a sfornare un Assassin’s Creed all’anno, i dubbi sulla qualità del terzo capitolo erano più che leciti. A scioglierli ci pensa Ubisoft, garantendoci che lo sviluppo di questo nuovo tassello nella saga ha una genesi ben più distante di Revelations. E i risultati si vedono. Innanzitutto non c’è innovazione senza un motore grafico nuovo e quindi ecco l’Anvil Next, un motore che è palesemente castrato dalla potenza ormai misera delle attuali console, ma che sicuramente darà i suoi frutti migliori nella versione PC del gioco (di uscita prossima).
Come ormai anche le vostre nonne sapranno Assassin’s Creed III narra la storia di Connor durante la Rivoluzione Americana e la storia parallela di Desmond Miles nel presente. Purtroppo proprio la storia è uno dei principali difetti del gioco: Desmond si trova nel tempio indicato dalle divinità al termine di Revelations e deve trovare la chiave per accedervi esplorando i ricordi di Connor, il quale con motivazioni più o meno giustificate compirà la solita carneficina prima di un improbabile, apertissimo e sbrigativo finale. Sia Desmond che Connor non sono molto approfonditi e sembrano essere solo delle pedine in moto per l’intrattenimento di noi giocatori. A sorpresa, il personaggio migliore è Haytham Kenway, protagonista inaspettato delle prime quattro sequenze in cui conosceremo tutti i personaggi che poi il giovane Connor dovrà affrontare. Il cambio di personaggio alla quinta sequenza (su un totale di 12), nonostante costituisca un colpo di scena molto interessante), impedisce di esplorare il personaggio di Connor, che tra una cosa e l’altra, si inizia ad usare seriamente dalla sesta sequenza. Anche l’ambientazione nella Rivoluzione non è purtroppo sfruttata a dovere e resta tutto “sullo sfondo” con sporadiche citazioni di battaglie ed eventi celebri a cui partecipiamo o con minigiochi tower-defense o con solite missioni in stile Assassin’s Creed in chiave però fantastorica.
Per quanto si siano sforzati di ricreare le due città in cui si svolge il gioco il più fedelmente possibile, Boston e New York non riescono ad avere neanche una minima percentuale del fascino di Roma, Firenze, Venezia ed Istanbul del ‘500. Per sopperire a questa evidente mancanza i ragazzi dell’Ubisoft hanno creato un immenso ambiente tra le due città, chiamato la Frontiera, in cui è possibile mettere a frutto tutte le nuove abilità del nostro assassino. In concreto resta un enorme ambiente “vuoto” in cui andare da un punto all’altro per collezionare oggetti o per svolgere missioni secondarie spesso macchinose e noiose. Il colpo d’occhio è sempre garantito: l’impatto naturalistico è impressionante, specie se si pensa che è in realtà un’enorme palestra per Connor, ma le enormi distanze da coprire (rigorosamente a piedi perché il cavallo anche se disponibile è ingestibile nei vari dislivelli) frustrano l’esperienza di gioco, specie d’inverno con la neve a rallentarci.
Questa struttura quasi da open word viene messa in risalto dalla più grande sfilza di missioni secondarie mai messa a disposizione in un Assassin’s Creed. Alcune sono le solite (assassinio, consegna posta, ecc) altre invece del tutto nuove come le missioni agresti per la Tenuta, la raccolta delle pagine volanti e sopratutto le missioni marittime, indubbiamente l’aspetto migliore del gioco. Il controllo dell’Aquila, la nave di Cnnor, è perfetto e riesce a rendere la pesantezza e la grandezza del vascello, senza essere però ingovernabile. Le condizioni atmosferiche dinamiche e il conseguente comportamento del mare, rendono l’esperienza nautica e le battaglie navali i momenti veramente memorabili di questo Assassin’s Creed, tanto da meritare un gioco a parte (magari il prossimo spin-off?). Non manca il crafting e ogni possibile opzione gestionale del terreno che Connor possiede e può ampliare: unico difetto sono i menu completamente rinnovati e incredibilmente peggiorati, di difficile navigazione. Rivoluzionato anche il sistema di gestione degli assassini: solo 6 ora, ma caratterizzati ed ognuno con un’abilità specifica. Permangono i dubbi sul sistema di combattimento, ritenuto da molti troppo semplice, ma a parer mio volutamente così per favorire l’aspetto spettacolare degli scontri.
Graficamente il gioco è troppo sontuoso per non inciampare in costanti pop-up e rallentamenti, specie nei combattimenti più affollati, ma è comunque un’ottima prova di quel che possono ancora fare Xbox 360 e PlayStation3.
Come fu per Assassin’s Creed II, anche questo terzo capitolo ha tutto l’aspetto di essere un momento di transizione, che apporta numerose novità e che probabilmente verranno perfezionate nei prossimi capitoli. Gli strumenti per un gioco finalmente completo ci sono ora: le nuove animazioni rendono il personaggio controllabile e flessibile più che mai e il motore grafico permette la creazione di ambienti maestosi. Bisogna solo riempire questo contenitore di contenuti qualitativamente costanti, perché è assurdo ora come ora passare dalle missioni della Tenuta a quella nautiche senza avvertire un profondo disagio.
Come fu per Assassin’s Creed II, anche questo terzo capitolo ha tutto l’aspetto di essere un momento di transizione, che apporta numerose novità e che probabilmente verranno perfezionate nei prossimi capitoli. Gli strumenti per un gioco finalmente completo ci sono ora: le nuove animazioni rendono il personaggio controllabile e flessibile più che mai e il motore grafico permette la creazione di ambienti maestosi. Bisogna solo riempire questo contenitore di contenuti qualitativamente costanti, perché è assurdo ora come ora passare dalle missioni della Tenuta a quella nautiche senza avvertire un profondo disagio.
Giocare ad Assassin’s Creed non è mai stato così bello e al tempo stesso noioso.


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