Live Report: Florence + The Machine @ Forum d’Assago – 20/11/2012

[Foto dall’album di Vivo Concerti]
Ci ha messo un bel po’ Florence a venire in Italia dopo l’uscita dell’acclamato Ceremonials, quasi un anno. Finalmente però quel momento è arrivato e noi eravamo lì (5 su 6 dei blogger di Sistema Totale), presenti all’unica data italiana, ovviamente sold out.
A riscaldare il pubblico ci pensano gli Spector, che non deludono affatto le aspettative: il loro album è uno dei più chiacchierati nel sottobosco dell’indie-rock di questi mesi e il loro esordio Enjoy It While It Lasts, dal vivo ha la stessa carica enciclopedica e ciclonica dello studio. Con estrema agilità il gruppo inglese si muove tra The Killers, Editors, Franz Ferdinand lambendo tutte le (de-)rive dell’indie-rock. Impossibile rimanere impassibili su “Chevy Thunder” o su “Twenty Nothing”. Impressionante la versatilità della voce del cantante, come dimostrano “Friday Night, Don’t Ever Let It End” e sopratutto la finale “Never Fade Away”.

Una volta svolto egregiamente il loro dovere, gli Spector lasciano il palco a Florence & co. che dominano la scena per due orette, dando dal vivo prova del cambiamento messo in atto in studio. La notorietà acquisita si riflette nei live, molto più elaborati, con scenografie non ancora faraoniche ma di sicuro di effetto. La scelta dei pezzi della scaletta è stata all’insegna del “ti piace vincere facile” con praticamente solo singoli, tra i quali anche alcuni dei pezzi più deboli di Ceremonials, come “Lover to lover” e “Leave My Body”, che dal vivo però ne escono a testa alta (altissima, anzi) grazie ad un’interpretazione assolutamente sopra le righe. 
Altra gradita sorpresa è stata l’esecuzione di una versione ascoltabile e non tamarra di “Sweet Nothing” (video), il pezzo cantato per Calvin Harris e riproposto al Forum d’Assago con lo stile tipico del gruppo, un esperimento ben riuscito e per altro in anteprima mondiale.
I momenti memorabili non sono certo mancati, nel cielo stellato di “Cosmic love”, nell’atmosfera hippie e festosa di “Rabbit Heart”, nella magia coloratissima di “Spectrum” (impossibile non esaltarsi su quel ormai celebre “Say my name!”), in quelle mani alzate verso il cielo in “Heartlines”, per non parlare del finale mozzafiato con la doppietta “Shake it out”/”Dog days are over”. 
La band, composta da ben nove elementi, non toppa mai di una sola virgola anche se purtroppo spesso non sembra essere messa molto in risalto, sopratutto ad esempio il chitarrista che meriterebbe più attenzioni per quanto è bravo. Fondamentale invece il ruolo dei coristi, che supportano (spesso anche fin troppo) Florence, coprendola anche quando lei è impegnata a saltare da una parte all’altra del palco, senza quasi spiccicare una parola, come successo in “Drumming Song” e “What The Water Gave Me”. In generale in tutta la prima parte del concerto, fino a “You got the love” dalla quale in poi si è cominciato a fare sul serio, Florence ha preferito mantenere il palco piuttosto che cantare.
Ma va bene così, i fan sono aumentati e hanno bisogno di essere sfamati, hanno bisogno dell’idolo che li indichi e che gli dica che vuole loro bene. Poco importa se il pattern tipo dei primi pezzi era salto-a-destra-salto-a-sinistra-salto-al-centro-finale-con-voce-spaccaculi. Da metà in poi oltre alla scena c’è stata anche la sostanza, e che sostanza! Florence Welch e la sua band sono ormai a tutti gli effetti una delle realtà più importanti della musica inglese e il concerto di ieri ne è stata una prova tangibile. Sempre che qualcuno ne avesse ancora bisogno.

Setlist:

  1. Only if for a night 
  2. What the water gave me 
  3. Drumming song 
  4. Cosmic love 
  5. All this and heaven too
  6. Rabbit heart (Raise it up)
  7. You got the love 
  8. Lover to lover 
  9. Heartlines 
  10. Leave my body 
  11. Sweet nothing 
  12. Spectrum 
  13. No light, No light 
  14. Shake it out 
  15. Dog days are over.
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