Recensione: Anna Karenina

Joe Wright
Drammatico
2012

Quando si traduce per il grande schermo un grande classico della letteratura lo spettatore ha un determinato approccio: da una parte è portato a confrontare la nuova versione con le precedenti trasposizioni, dall’altra è pronto ad analizzare differenze e similitudini col libro per poter dire “senza questa scena chi non ha letto il libro non capirà niente” o il classico “meglio il libro del film”.
L’approccio di Joe Wright al classico Anna Karenina però spiazza completamente, rendendo impossibili entrambi gli approcci; il regista inglese prende giusto lo scheletro del romanzo e lo trasforma in qualcosa di nuovo.

Dopo due adattamenti di romanzi e uno di un reportage giornalistico che tendono alla fedeltà col loro materiale originario, con Anna Karenina Wright porta l’adattamento ad un livello nuovo, ricostruendo l’artificiosa nobiltà russa con l’espediente dello spettacolo teatrale e utilizzando le complesse e visionarie scenografie di Sarah Greenwood come mezzo espressivo, quasi si trattasse di un film dell’espressionismo tedesco.
I personaggi si muovono su complessi set in continuo mutamento: attraverso un corridoio o un dietro le quinte si passa tranquillamente da una sala da ballo alla stazione di un treno o addirittura ad una corsa di cavalli anch’essa chiusa nella scenografia teatrale.
Un mezzo espressivo che lascia completamente a bocca aperta, uno spettacolo del tutto imprevedibile che ci trascina dentro le due storie d’amore che guidano il film con una forza straordinaria.
Come in un musical senza canzoni le elaborate coreografie di Sidi Larbi Cherkaoui muovono i personaggi sulle splendide musiche di Dario Marianelli: ciò accade non solo per le scene di ballo, ma anche soltanto per i passaggi da una stanza all’altra che sono poggiati su eleganti movimenti (basti pensare all’inizio del film o alla scena dei fuochi d’artificio).
Alla storia della protagonista Anna e dei personaggi che girano intorno a lei si alterna quella di Levin, un ottimo Domhnall Gleeson, unico personaggio autentico e libero dai giochi dai nobiliari. Si tratta inoltre dell’unico personaggio fisicamente inserito in un contesto reale: le sue sono le uniche scene ambientate (e girate) in ambienti esterni e reali e la sua storia d’amore con Kitty si sviluppa in un parallelo con quella principale tra Anna e Vronsky. In modo speculare mentre la prima cresce in modo positivo la seconda va incontro alla distruzione.
Joe Wright rinnova un classico rendendolo completamente inedito, costruendo un mondo visivamente incredibile, trasformando un classico della letteratura in un pop-up book, raccontando i sentimenti senza concentrarsi sui dialoghi ma sull’aspetto visivo. 

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