Upside Down [Recensione]

Juan Solanas
Fantascienza
2012

Quando arrivò on line il primo trailer, Upside Down creò subito attorno a se una certa curiosità.
La visionarietà e la storia d’amore contrastata hanno creato in breve tempo un certo hype nel pubblico di appassionati del genere, che speravano di trovare un prodotto equiparabile a Se mi lasci ti cancello.
Il film ci racconta di Adam e Eden, che da adolescenti finiscono per innamorarsi nonostante vivano in due mondi differenti posti uno sopra l’altro, incomunicabili sia per via della diversa forza di gravità sia per via dei rispettivi governi che cercano in tutti i modi di limitare i rapporti tra i due pianeti.
Dieci anni dopo la brusca separazione tra i due giovani, Adam continua a studiare un modo per poter andare nel mondo di sopra a ritrovare Eden.

Il film è un vero è proprio miscuglio di nazionalità: una produzione franco-canadese, diretta da un regista argentino e con un cast anglo-americano. Vari bagagli culturali che potevano arricchire l’idea principale del film (che parla appunto della contrapposizione di due mondi e due diverse società), ma che invece non aggiungono né tolgono niente al film.
Tra metafore troppo spiattellate (il mondo di sopra è ricco e non vuole avere rapporti col mondo di sotto che è invece povero) e pretese di fare una favola moderna il film si rivela completamente inconsistente da un punto di vista narrativo. Ogni elemento della trama sembra star su per miracolo con la colla vinilica, enormi buchi di sceneggiatura lasciano sconcertati e il tono costantemente infantile banalizza anche quel poco che rimane da salvare.
I dialoghi vuoti e inconsistenti non riescono nemmeno ad essere telefonati e fungere da spiegoni, e in certi casi in bocca a Jim Sturgess non fanno che enfatizzare la totale assenza di fascino narrativo.
Tutti questi difetti esplodono nel finale che sembra esser scritto in fretta e furia giusto per chiudere le vicende, senza curarsi troppo del senso.
Però è innegabile l’enorme fascino visivo di quest’opera, fin dai titoli di testa, così evocativi. La combinazione di scenografie ed effetti speciali crea dei momenti davvero unici che lasciano a bocca aperta per la loro grandezza estetica.
Anche la fotografia plasticosa contribuisce ad enfatizzare la potenza visiva del film, creando meravigliose inquadrature pittoriche.
Un’occasione sprecata, un film tanto bello esteticamente quando nullo narrativamente. Da vedere per le scenografie e gli effetti speciali senza aspettarsi nulla di più.

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