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Rabid Records
2013
Streaming
Nel nuovo album dei Knife, Shaking The Habitual, c’è un pezzo muto (o quasi) di 20 minuti.
Questo è il dato principale che emerge leggendo le recensioni di questo disco immenso, ma considerando il progetto nella sua interezza e l’assurdità stessa del pezzo direi che possiamo tranquillamente skippare la questione (e la “canzone”) e andare avanti.
Shaking The Habitual è il quarto album del duo svedese, ma viene dopo l’esperienza della colonna sonora di Tomorrow, In a Year, composta con Planningtorock e Mt.Sims per uno spettacolo teatrale su Darwin e proprio quest’ultima opera sembra aver aperto numerose porte nella folle mente dei due fratelli.
Se il precedente Silent Shout era riuscito a trovare la quadra perfetta tra accessibilità, elettronica alternativa e suoni oscuri, il nuovo percorso dei Knife fa del titolo del disco un intento programmatico, ovvero scuotere le abitudini e l’ordine costituito per destare le menti assopite. Coloro i quali trovano inaspettata questa scelta forse non hanno mai letto un testo dei precedenti dischi perché qui, nel 2013, i due stanno solo sviluppando con maggior impegno qualcosa che era già insito nel semplice e fraintendibile “I don’t like the straight way” di “You Take My Breath Away” e siamo su Deep Cuts, 2003.
Per “disturbarci” i Knife hanno scelto molteplici vie. Partiamo dalla copertina e dai vari artwork, di una bruttezza, ovviamente voluta, disarmante: impossibile rimanervi impassibili.
In secondo luogo balzano all’orecchio durante il primo ascolto l’eterno vuoto dei suddetti 20 minuti di “Old Dreams Waiting To Be Realized”, i pochi secondi delle speculari “Oryx” e “Crake” ed infine i deliranti 10 minuti di lamenti in “Fracking Fluid Injection”. Superati questi traumi ci accorgiamo che anche i brani più canonici hanno strutture paradossali, che sviluppano melodie per poi demolirle (come in “Wrap Your Arms Around Me”). I pezzi la cui struttura è paragonabile a qualcosa di conosciuto sono ben pochi e si possono contare su una mano sola: l’iniziale “A Tooth For An Eye“, la super giappoide “Without You My Life Would Be Boring” (impossibile non pensare alla serie Katamari per chiunque la conosca) e la finale “Ready To Lose”, egregia figlia spirituale oscura del progetto Fever Ray.
La tanto temuta lunghezza dei brani si rivela essere l’arma vincente di alcuni dei pezzi migliori del disco, come la tiratissima “Full of Fire” (che dal vivo mieterà numerose vittime), la straziante e tribale “Raging Lungs” la cui intera seconda parte è deputata a quell’inusuale processo di smantellamento cui facevamo riferimento poc’anzi e infine l’unica collaborazione del disco, “Stay Out Here”, in cui i Dreijer, Shannon Funchess e Emily Roysdon danno vita ad un tetro trip techno/house sull’emarginazione.
Non dimentichiamoci infine di “A Cherry On Top”, facilmente archiviabile tra i pezzi “strambi per esser strambi” di cui è farcito questo disco: in realtà gli otto minuti abbondanti scorrono con una trepidante e palpabile inquietudine non più difficilmente di quanto non facciano gli altri pezzi. Ma del resto nessuno si aspettava delle canzoni pop da ascoltare sotto la doccia.
I Knife spiazzano, rompono gli schemi. Ogni previsione è andata a farsi benedire e i due trovano ogni possibile mezzo per scompaginare le nostre abitudini musicali, mettendo a frutto tutto quel che negli ultimi anni li ha coinvolti (con più o meno successo), vedi quindi Silent Shout, il progetto Fever Ray e l’impegnativo Tomorrow, In a Year.
La base è fondamentalmente la stessa: suoni tribali o comunque esotici filtrati da una gelida elettronica tanto fredda quanto oscura e urgente. E proprio l’urgenza che trasmette ogni verso ed ogni suono, pur talvolta nella follia e inutilità, fanno di questo Shaking The Habitual uno dei dischi dell’anno e probabilmente il migliore del duo svedese. Se poi però continuerete ad ascoltare di più Silent Shout io vi capisco e non è detto che non sia uno di voi.


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