Oblivion [Recensione]

Fantascienza
Regia di Joseph Kosinski
2013

Perché essere interessati ad Oblivion? Perché è il primo soggetto originale del regista di Tron: Legacy, perché c’è Tom Cruise, perché la colonna sonora è firmata M83 e perché il design dei veicoli e delle astronavi è ammirevole. Perché però dovremmo essere anche dubbiosi sulla riuscita di questo progetto? Probabilmente per gli stessi motivi sopraelencati. 
L’attesissimo sequel di Tron si rivelò infatti piuttosto deludente, anche se il termine di paragone col primo era davvero opprimente. Tom Cruise poi è sempre un’incognita: sarà come ai livelli di Magnolia o sarà come in uno dei mille film d’azione a caso che ha fatto? Per quanto riguarda la colonna sonora invece può essere interessante il coinvolgimento degli M83, ma se persino i Daft Punk hanno fallito (perché sì, ricordiamolo, la colonna sonora di Tron: Legacy è davvero scadente), cosa potrà mai fare Anthony Gonzalez? Le risposte a questi quesiti amletici sono incredibilmente sorprendenti, ma andiamo con ordine.
Oblivion narra la storia della Terra devastata dopo una guerra nucleare avvenuta sessanti anni prima degli avvenimenti che ci apprestiamo a raccontare. Victoria e Jack (Tom Cruise) gestiscono una base sospesa a mezz’aria che si occupa della manutenzione di alcuni di droni. Quest’ultimi sono a difesa di enormi trivelle che succhiano via l’acqua dal pianeta per portarla via su Titano, dove è promesso un nuovo eden per ricominciare tutto da capo. Impossibile andare oltre senza fare spoiler su una trama ricca di colpi di scena, forse non troppo originale, ma ben strutturata. Ciò che rende maggiormente godibile la storia è la carica di significati che si sviluppa negli eccessivi (ma in definitiva non troppo pesanti) 156 minuti di pellicola, come ad esempio il valore centrale che viene attribuito alla cultura, elemento capace di risvegliare una mente e far riconoscere gli uomini tra di loro, in quanto umani e pari. Affascinante anche il ruolo della memoria, insita per Kosinski nel nostro dna e per tanto aspirante all’eternità: il corpo non è che un involucro, il cuore risiede altrove.
Purtroppo la bontà del soggetto è rovinata da una sceneggiatura scialba (difficile che sia stato così determinante l’adattamento in italiano) e dalla pessima recitazione del protagonista: alcune battute sono da parodia di un film fantascientifico, mentre nei numerosi ed eccessivi primi piani su Tom Curise è spesso possibile riscontare espressioni degne della Magnum di Ben Stiller in Zoolender
Per fortuna alcuni degli elementi importanti in un film del genere sono di qualità eccelsa, come il design dei veicoli, gli effetti speciali, le scene d’azione, le ambientazioni enormi (alienamente terrestri) e la fotografia, fortemente simmetrica e tagliente. Ben si adattano gli spazi aperti e desolati della Terra alle musiche di M83 e Joseph Trapanese, che pur non essendo memorabili, fanno il loro dovere (anche se resto dell’idea che se chiami a produrre una colonna sonora un artista al di fuori di questo genere non ha senso piegarne le sonorità verso un accompagnamento più classico di una pellicola). 
Siamo quindi di fronte ad un altro punto a favore per la fantascienza di questi ultimi tempi, anche se ovviamente si tratta di un progetto più mainstream del filosofico Cloud Atlas, del cervellotico Looper o dell’artistico e romantico Updise Down. Un buon compromesso che segna un passo in avanti per Kosinski, in attesa di un altro sequel di Tron, sempre ad opera sua e già in lavorazione. 

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