Bioshock Infinite [Recensione]

Sviluppo: Irrational Games
Prodotto: 2K

PC/Xbox 360/PS 3 
È passato quasi un mese dall’uscita di Bioshock Infinite e quindi ora ne possiamo parlare con calma, senza sensazionalismi da day-one. La questione è semplice: è il capolavoro che tutti si aspettavano o è stata una mezza delusione? La risposta forse è a metà strada, ma se (pistola alla tempia) dovessimo scegliere da che parte stare la scelta è semplice: dalla parte della pietra miliare. 
Per quei quattro gatti rimasti fuori dal mondo negli ultimi tempi riassumiamo brevemente la trama di Bioshock Infinite: siamo nel 1912 e Booker DeWitt è un detective dal passato burrascoso e macchiato del sangue di nativi americani nel massacro di Wounded Knee che viene incaricato dell’arduo compito di  recuperare una ragazza, Elizabeth, e riportarla sulla terra ferma. Già, perché Columbia è una città volante ed è lei la vera protagonista del gioco. La città steampunk che ospita gli straordinari eventi che ruotano (vorticosamente) intorno a Booker ed Elizabeth lascia a bocca aperta dall’inizio alla fine: i primi minuti di gioco saranno con ogni probabilità una delle esperienze videoludiche più sconvolgenti e memorabili che vi possa capire di incontrare nella vostra vita. Quello che stupisce non è tanto la potenza grafica (siamo comunque di fronte ad un Unreal engine 3), ma l’incredibile senso di verosimiglianza che Columbia riesce a restituire. Pur essendo il design decisamente più fumettistico dei precedenti Bioshock, Columbia è molto più credibile e viva come città di quanto non lo fosse Rapture. Come se questo non bastasse è impossibile non scorgere ad ogni passo una vista mozzafiato (se in esterno) o un interno iper dettagliato e ispirato. Le zone visitabili sono molto varie tra loro per motivi che non possiamo spiegare, perché lo spoiler è sempre dietro l’angolo. 
E sarebbe davvero un peccato spoilerare la trama di Bioshock Infinite perché, pur non essendo particolarmente originale, è raccontata senza cut-scene ingombranti ma tutto in tempo reale e con un livello di recitazione, sceneggiatura e “regia” degni di un film hollywoodiano. I numerosi colpi di scena inoltre non sono prevedibili, mantenendo sempre alto il livello di stupore. Proprio lo stupore è il fattore determinante: ogni edificio, ogni dialogo, ogni salto sulla rotaia che corre lungo la città lascia a bocca aperta con quel senso di meraviglia che raramente si stampa sulla faccia di noi giocatori. La prima volta che Elizabeth apre uno squarcio spazio-temporale è già una cult e poterlo poi fare anche durante gli scontri a fuoco è a dir poco epico.
Ritornando alla trama, si è parlato tanto su forum e siti anche del finale, che lungi dal voler spiegare, è evidente come lasci intenzionalmente degli spazi aperti per stimolare la fantasia e le congetture dei fan e per eventuali seguiti e DLC: chi pensa ad un’esposizione confusa e frettolosa probabilmente non ha capito nulla e ha solo massacrato per 10-12 ore circa qualunque cosa si muovesse sullo schermo. 
I sopracitati combattimenti di Bioshock Infinite sono purtroppo il punto dolente del gioco, per due motivi: diversamente dai primi due Bioshock in questo Infinite gli avversari sono dotati di armi da fuoco e per tanto è stato necessario introdurre uno scudo auto-rigenerante, in stile Halo. Questo comporta combattimenti furiosi e brevissimi, molto più frenetici di prima e in netto contrasto con la poesia della città, della storia e dei personaggi, specie Elizabeth. In secondo luogo sono decisamente troppi e troppo violenti: qui ovviamente non siamo fan della serie per Nintendo DS Giulia Passione… però non c’è veramente alcun motivo per cui si possano decapitare dei soldati con un uncino. Inoltre il numero dei nemici che vi verranno scagliati contro è decisamente soltanto un riempitivo tra un nodo della trama e l’altro. 
Ovviamente questi due componenti non sono un vero e proprio difetto perché comunque il sistema di combattimento è ben calibrato (anche se non permette di sviluppare tutte le arme e le abilità in una sola partita) e poi ci si rende facilmente conto che si tratta di concessioni fatte all’utente medio che senza corpi da crivellare non avrebbe mai comprato un gioco il quale, è bene ricordare, pare sia costato intorno ai 100 milioni di dollari. La triste verità di fondo è che Bioshock Infinite per essere perfetto non sarebbe dovuto essere un FPS, ma se intraprendessimo questo spunto apriremmo uno degli squarci di Elizabeth su una discussione da cui non usciremmo mai. 
Anche quando comunque si è affranti dalla mole di combattimenti (poco impegnativi, grazie agli aiuti costanti di Elizabeth) non ci si deve mai scordare che in pochi, neanche se contiamo alcuni dei più blasonati giochi di ruolo, sono riusciti a creare un mondo così pulsante, una storia così affascinante e dei personaggi così memorabili. 
Bioshock Infinite, infine, è un capolavoro poiché esce dai confini del “gioco” per arrivare a comunicare con la storia e la società americana su temi scottanti come razzismo, libertà e l’immortale tema del sogno americano, tanto più vacuo tanto più l’Icaro della situazione si spinge in alto. È inoltre una storia sulla sorte dell’uomo e sul suo destino ineluttabile in cui ogni decisione presa ha il suo peso e la sua conseguenza: non ci risulta che questo si possa dire di tanti videogiochi.
Opere come queste sono molto rare, lasciano il segno e se ne parla per molto tempo dopo l’uscita, rimanendo un termine di paragone per i suoi simili che lo seguono. 

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