Indie rock
XL
2013
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| Post di Christian Lombardi |
Tra gli album più attesi del 2013, quello dei Vampire Weekend ce l’eravamo un po’ dimenticati. Forse perché il loro secondo lavoro (il bellissimo Contra) aveva sì confermato il talento della band di New York, ma poco aveva aggiunto al sound e allo stile del loro primo disco.
Ma si sa, il terzo album è di solito quello della conferma, quello in cui si intuisce la strada che prenderanno gli album successivi (sperando ce ne siano), e per fortuna i Vampire Weekend hanno deciso di non ripetersi, ma piuttosto di sorprendere senza però stupire troppo.
Lasciate alle spalle (ma non del tutto, per fortuna) le sonorità spensierate e le influenze caraibiche e africane dei precedenti lavori, in Modern Vampires Of The City le melodie si addolciscono, i ritmi rallentano, (e lo si capisce già dalla traccia di apertura, “Obvious Bicycle”), il sound strizza l’occhio agli anni 50 e al rock ‘n’ roll (vedi “Unbelievers” e “Diane Young”), e la voce viene distorta, a volte fin quasi a sfiorare il ridicolo (come nella bellissima “Ya Hey”), ma sempre dosando gli effetti con parsimonia, apportando forse la principale novità nel sound del gruppo. I testi non sono da meno e si fanno più cupi, malinconici, impegnati e criptici del solito.
Fatta eccezione per il trittico “Everlasting Arms” – “Finger Back” – “Worship You” (la parte forse meno interessante dell’album in quanto la più simile musicalmente ai vecchi pezzi del gruppo), l’album sembra voler percorrere la strada iniziata nel precedente lavoro in brani come “Taxi Cab” e la malinconica “I Think You’re A Contra”, solenne momento di respiro che chiude un album frenetico, dai ritmi veloci e incalzanti. Pezzi come la cupa “Hudson”, “Step”, “Obvious Bicycle” e l’eterea “Young Lion” sembrano infatti viaggiare in quella direzione, ma non per questo mancano sferzate di energia come nel trascinante singolo di lancio “Diane Young”.
I “vampiri moderni della città” sono giovani, ma ormai già disillusi. Vivono in un mondo freddo, frenetico, in cui il tempo scorre veloce e si fa fatica a stargli dietro, in cui si guarda il ticchettio degli orologi in maniera rassegnata e non si hanno più motivi validi per continuare a sperare o avere fede, come è chiaro in canzoni come la già citate “Ya Hey” e soprattutto “Unbelievers”, in cui Ezra canta: “Got a lite soul / The world is a cold, cold place to be / Want a lite warmth / But who’s gong to save a lite warmth for me? / We know the fire awaits unbelievers / All of the sinners the same / Girl you and I will die unbelievers bound to the tracks of the train“. La fede è, inoltre, spesso richiamata anche dal punto di vista sonoro, grazie al frequente ricorso a cori e organi.
In chiusura, quasi a voler confermare e allo stesso tempo dimenticare quanto detto finora, arriva la breve e dolce “Young Lion”, perfetta closing track, che invita a rilassarsi, fermarsi un momento, staccare la spina, e prendersi il proprio tempo.
Modern Vampires Of The City è, senza dubbio, l’album più maturo del gruppo, nonché l’ultimo di una trilogia (secondo quanto affermato da Ezra Koeing in una recente intervista). Possiamo considerarlo quindi come una sorta di album di passaggio, che unisce suoni ormai familiari a nuove sperimentazioni e che offre spunti per intravedere quello che sarà il futuro della band.
Ora, però, è un po’ presto per pensarci. Godiamoci, piuttosto, un degli album più belli e interessanti degli ultimi mesi.


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