Baz Luhrmann
Drammatico
2013
Doveva essere un flop annunciato Il grande Gatsby di Baz Luhrmann: un budget esagerato per un film drammatico (si parla di 107 milioni di dollari), un posticipo di cinque mesi, che gli ha fatto perdere la possibilità di concorrere agli oscar, e un’accoglienza critica piuttosto fredda, tutti elementi che facevano pensare al peggio finché il film non è approdato al botteghino facendo faville.
Un regista eccentrico ed eccessivo come Baz Luhrmann è stata forse la scelta migliore sulla piazza per portare sul grande schermo il romanzo di F. Scott Fitzgerald, la cui precedente trasposizione del 1974 peccava proprio per l’eccessiva sobrietà ed eleganza.
Eccessi e deliri di colori e suoni si rincorrono per tutto il film tra volgarità ed eleganza riuscendo a ritrarre perfettamente l’età del Jazz, ricorrendo ad anacronismi visivi e sopratutto musicali in pieno stile Luhrmann.
Riprendendo il modello dei suoi due maggiori successi cinematografici (Romeo + Giulietta e Moulin Rouge!), Luhrmann si concentra nel raccontare sopratutto l’amour foutra Gatsby e Daisy, modificando di conseguenza il racconto originale snaturando un po’ il personaggio di Daisy che da cinica viene resa una sorta di ingenua vittima degli eventi. La stessa scelta di Carey Milligan per la parte enfatizza questo cambiamento che più tradisce lo spirito originale del libro, laddove nel film del 1974 la diabolica Mia Farrow rispecchiava alla perfezione la Daisy del romanzo.
A danneggiare il risultato finale del film c’è sopratutto Tobey Maguire che, giustamente finito nel dimenticatoio dopo la trilogia di Spider Man, fornisce la peggiore interpretazione della sua carriera nei panni di Nick Carraway. Volendo riprendere la struttura di Moulin Rouge! Luhrmann imposta il personaggio di Nick come fosse il una sorta di Ewan McGregor, rendendolo un narratore onnipresente, che riempie il film di frasi prese pari pari dal romanzo di partenza, interrompendo fastidiosamente il racconto e spiegando in modo didascalico ogni cosa, riducendo il patos e allungando inutilmente il minutaggio del film.
Ottimo invece DiCaprio che dopo una serie di interpretazioni tutte uguali (Shutter Island, Inception, J. Edgar) trova finalmente un personaggio che gli dà la possibilità di variare, anche se per giustificare la scelta dell’attore Gatsby viene invecchiato e diventa trentaduenne laddove nel romanzo i tre personaggi principali maschili avevano sui venti tre anni. Perfetto per il ruolo anche l’australiano Joel Edgerton, ma la vera sorpresa del film è Elizabeth Debicki, bellissima e sorprendente, sarebbe stata una Daisy perfetta in un adattamento più fedele del personaggio letterario.
Musicalmente il film è impeccabile, nonostante la colonna sonora contenga tracce degli artisti di maggiore tendenza del momento ogni pezzo è inserito alla perfezione nel contesto sia per testi che per sonorità e non risulta posticcio solo per poter vantare la presenza di grandi nomi come invece accadeva ad esempio nella saga di Twilight. In particolare lo splendido brano di Lana Del Rey che viene ripreso diverse volte durante il film come filo conduttore per la storia d’amore tra Gatsby e Daisy.
Il grande Gatsby di Baz Luhrmann è una gioia per gli occhi e per le orecchie, una sfilata di incantevoli costumi e sontuose scenografie che fanno da cornice ad un racconto danneggiato dall’eccessivo didascalismo e da alcune interpretazioni non all’altezza.


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