Live Report: Apparat plays Krieg & Frieden @ Hiroshima Mon Amour, Torino – 24/05/13

foto di Victor Frankowski
I dettagli fanno la differenza. Se vi dovessero dire “Apparat viene a Torino!” la vostra reazione, nel caso foste suoi fan, sarebbe “Fantastico!”
Ma se invece vi dicessero “L’Apparat band viene a Torino e suona dal vivo tutto l’ultimo album, Krieg & Frieden, colonna sonora di uno spettacolo teatrale basato su Guerra e Pace”?
In effetti è tutt’altra cosa e i timori erano non pochi: l’ultimo disco di Apparat infatti va a sviluppare quegli aspetti post-rock e ambient che non avevamo particolarmente apprezzato nel precedente The Devil’s Walk e anche dal vivo l’assetto dell’Apparat band (che abbiamo ascoltato nella suggestiva cornice del Teatro Carignano durante il Club To Club 2011) non ci aveva entusiasmato, sopratutto per l’appesantimento dei pezzi più vecchi e di quelli del progetto Moderat.
Ma ogni pregiudizio si è rivelato essere potenzialmente fuorviante, perché lo show dell’Apparat band è stato uno dei più intensi dell’anno. Innanzitutto è bene considerare che l’album eseguito dal vivo è la perfetta conseguenza della maturazione dell’artista tedesco. Le sonorità post-rock e ambient sopracitate finalmente hanno un’anima propria e non risultano artificiali come in The Devil’s Walk. Quando poi ci si mette di mezzo anche il genio elettronico del classico Apparat il gioco è fatto: lo spettacolo è assicurato. 
La band esegue quindi, con immenso trasporto anche degli altri componenti, tutta la tracklist dell’album, dall’inizio alla fine, senza variazioni significative. Alcuni momenti più d’atmosfera fanno sentire leggermente la pesantezza del progetto teatrale, ma per assicurare un costante intrattenimento, nonché per dare al live una componente visual assolutamente vincente, la band è accompagnata da un team che produce in presa diretta il materiale proiettato sullo schermo. 
A lato del palco due artisti posizionavano su di un tavolo luminoso vari oggetti che una videocamera sovrastante riprendeva. Se inizialmente lo sfondo da bianco sporco diventava semplicemente rosso (minimizzando quindi la presenza degli artisti), già su “Lighton” gli effetti erano più ricercati, con schizzi di terra lanciati a tempo di musica. In generale era sorprendente come l’uso di materiali comuni riuscisse a produrre effetti che sembravano creati con un’elaborata computer grafica. Impressionanti i giochi di ombre sulle corde (tese e mosse) per “PV”, la carta stropicciata che sembrava riprodurre la rocciosità le asperità sonore di  “Tod” o la realtà frammentata di “K&F Thema”. Molto d’effetto anche i nastri tagliati sul momento e mossi dal vento durante “A Violet Sky”, il cui sfondo cambiava colore e il cui montaggio si faceva sempre più accelerato ed ossessivo, seguendo lo sviluppo stesso del pezzo.
Finita la riproposizione del disco, dopo la pausa la band torna sul palco per eseguire due brani tratti da The Devil’s Walk che ben si sposano con Krieg & Frieden, ovvero “Black Water” e “Your House Is My World”. Durante “Black Water” dei pezzi di legno rossi si muovevano restituendo l’idea di un paesaggio alieno e impervio, mentre le costruzioni geometriche colorate di “Your House Is My World” sembravamo una versione grezza delle esplorazioni di Mondrian. 
Uno spettacolo molto elaborato quindi, stimolante e coinvolgente, che ha dissipato in pochissimo tempo tutti i dubbi che avevamo su questo progetto. La prospettiva di un Apparat in queste condizioni non può quindi che farci ben sperare per il futuro che, nel suo breve termine, prevede un secondo disco sotto il marchio Moderat in collaborazione con gli amici di vecchia data Modeselektor.
da vedere in HD

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