Regia di M. Night Shyamalan
Fantascienza
2013
Era difficile fare un film che fosse peggiore de L’ultimo dominatore dell’aria.
Pertanto non ha senso paragonare il nuovo film di M. Night Shyamalan al suo precedente lavoro, anche perché il fatto che sia migliore non vuol certamente dire che sia un bel film.
After Earth è purtroppo il mezzo flop che ci si aspettava, nonché una massiccia prova che il nepotismo non è certo un fenomeno che affligge solo l’Italia.
Il problema principale è infatti il protagonista del film, Jaden Smith, il quale non è certamente ai livelli del padre ed è totalmente inadatto anche per un ruolo tutto sommato banale e di poco spessore (il che costituisce un ulteriore aggravante). La trama, come in altri film del regista indiano, è molto semplice e quasi inutile: 1000 anni dopo che l’umanità ha lasciato la Terra, una nave con a bordo Will Smith e figlio si schianta sul pianeta. Unici sopravvissuti, si ritrovano a dover fronteggiare la selvaggia riappropriazione della natura del pianeta abbandonato. Il padre è ferito e il dispositivo per chiamare i soccorsi è distante dal punto di schianto, costringendo il figlio ad un viaggio avventuroso in solitaria che, in teoria, dovrebbe portarlo alla maturazione ed essere anche lo spunto per riappacificarsi col padre.
In realtà, il ragazzo rimane spaventato per tutto il tempo e raggiunge la maturazione solo improvvisamente e senza una reale motivazione costruita, mentre sporadici e ripetitivi flashback spiegano le cause del difficile rapporto tra padre e figlio che si risolve anch’esso in maniera troppo automatica, stereotipica e priva di alcuna reale crescita.
Nonostante alcuni scorci mozzafiato e un design futuristico-tribale delle navi e degli insediamenti abbastanza convincente, il film non si regge in piedi. Il messaggio ambientalista è molto più labile rispetto al già molto criticato E venne il giorno, mentre il focalizzarsi sulla paura dei personaggi non coglie gli spunti più interessanti su cui potrebbe lavorare, limitandosi su quel che c’è di più banale e già visto.
Se davvero si tratta dell’inizio di una trilogia è auspicabile un cambio di rotta, perché così l’appeal del brand è assolutamente basso, specie se si considera che questo non è certamente un periodo sfortunato per la fantascienza che può contare al momento su una vasta scelta, tutta molto più valida dell’ultima fatica del genio perduto di M. Night Shyamalan.


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