Chan-wook Park
Thriller
2013
Dopo svariati rinvii (posticipato dalla Festa del cinema per non rimetterci con gli incassi, ma insensatamente programmato quando ormai il dvd si trova su internet già da un mese) è finalmente arrivato nelle sale italiane Stoker, il primo film inglese di Chan-wook Park, un regista che non ha bisogno di presentazioni: la sua trilogia della vendetta (Mr. Vendetta, Oldboy e Lady Vendetta) ha raggiunto la fama internazionale, ma solo adesso, dopo anni di lavoro in patria, ha deciso di sperimentare la strada americana. Per farlo Park si affida ad una sceneggiatura scritta dal protagonista di Prison Break, Wentworth Miller, e mette insieme un cast di alto livello capitanato da Mia Wasikowska, Nicole Kidman e Matthew Goode.
Stoker racconta a suo modo una storia di vampiri e di vampirizzazioni senza far uso del soprannaturale e dell’horror, pur richiamando sempre questi elementi da un punto di vista visivo e tematico.
Stoker si potrebbe facilmente accostare al This Must Be the Place di Paolo Sorrentino – un grande cast a disposizione e una certa libertà artistica tale per poter far emergere il proprio stile autoriale – ma con il materiale a disposizione Park decide di puntare sopratutto ai virtuosismi spiccati, spesso esagerati, quasi a voler dimostrare al pubblico americano di saperci fare dietro la macchina da presa, proprio come fece Sorrentino con il suo debutto in lingua inglese.
Chan-wook Park lavora in modo sublime sui colori e sulle inquadrature, creando scene di grande bellezza estetica e di forte impatto emotivo, talvolta disturbante, merito anche dell’ottimo lavoro sulle scenografie e sui costumi che contribuiscono a rendere più forte l’impatto visivo del film, portando all’ennesima potenza ciò che già accadeva nei film orientali di Park.
Mia Wasikowska adattissima per il ruolo dà una buona interpretazione senza però far gridare il miracolo, ottimi invece Nicole Kidman e Matthew Goode, soprattutto il secondo che dà un volto perfetto all’enigmatico personaggio che interpreta.
Park non sembra essere interessato alla storia da un punto di vista strettamente narrativo, nonostante la sceneggiatura sia scritta in modo solido (sopratutto se si pensa che è un opera prima di un attore), e decide spesso di puntare a scelte antinarrative, preferendo suggerire piuttosto che guidare lo spettatore all’interno della storia. Il montaggio da questo punto di vista fa un lavoro notevole, confondendo e disorientando prima e facendo ricongiungere tutti i pezzi del puzzle poi.
Il primo film inglese di Chan-wook Park è un thriller di grande atmosfera e pieno di stile, dalla regia estremamente pirotecnica, che a tratti sembra puntare più al mettersi in mostra che a risultare funzionale ai fini della messa in scena cinematografica.


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