L’uomo d’acciaio [Rotten Review]

Zack Snyder
Fantascienza
2013

Per cercare di riportare in auge il mito di Superman al cinema la Warner Bros. decide di mettere in campo tre nomi che con i fumetti han costruito il loro successo: Zack Snyder, David S. Goyer e Christopher Nolan.
Dei tre nomi quello più tenuto a freno è senza dubbio Snyder: gli elementi tipici del suo cinema, come gli infiniti rallenti (anche quando i personaggi prendono il caffè) e le dettagliate inquadrature di addominali e pettorali da far invidia ai porno gay (stiamo scherzando, qui su Sistema Totale Snyder è sempre molto amato), sono qui dosati con il contagocce. Viene quasi da immaginarsi i produttori che dicono a Snyder: “Guarda, ti facciamo fare ‘sto dettaglio degli addominali, anzi esageriamo, anche dei pettorali di Superman… e poi fai il bravo e metti da parte tutte le tue idee di regia per il resto delle due ore”.

Restano David S. Goyer e Christopher Nolan, il primo non si sa come riesce a rovinare ogni saga fumettistica a cui mette mano e nonostante ciò continua ad essere ricercatissimo ad Hollywood (parliamo di uno sceneggiatore che è riuscito a realizzare una serie su un Leonardo da Vinci belloccio e donnaiolo alle prese con nientemeno che Dracula), mentre il secondo in preda ad una forte crisi di sindrome da pene piccolo invece di comprarsi un paio di SUV decide di fare a gara con The Avengers a chi distrugge meglio New York (pardon Metropolis). Manco a dirlo Nolan non ha nemmeno la metà del talento di Joss Whedon, e invece di creare un grande blockbuster d’intrattenimento divertente e intelligente, imprime nel film tutti i difetti della sua trilogia di Batman con l’evidente volontà di creare un Superman Begins (come se non fossero bastate le dieci – sì, dieci, non due o tre – stagioni di Smallville).
La storia de L’uomo d’acciaio sembra riciclata da qualche film di fantascienza di serie B degli anni Ottanta, in particolare per quanto riguarda i cattivi, assolutamente monodimensionali e interpretati da attori che si impegnano con tutte le loro forze a sembrare scemi; in particolare Michael Shannon dà una delle interpretazioni più imbarazzanti della storia delle interpretazioni imbarazzanti (senza parlare del look con pizzetto bicolor alla Beehive). Quello di Shannon è un triste caso di attore completamente rovinato dalla sua nomination all’Oscar, infatti, dopo Revolutionary Road, non fa che accettare parti da “pazzo” in film di tutti i tipi andando pian piano calando con la qualità fino a raggiungere il punto più basso della sua carriera con questo generale Zod, personaggio che parla in continuazione con frasi fatte senza senso degne dei peggiori film anni ottanta.
Il resto del film è una colossale noia condita di effetti speciali confusionari e a volte plasticosi, palazzi che crollano e una trama piena zeppa di deus ex machina per far muovere una storia che altrimenti non farebbe un passo in nessuna direzione, ulteriormente peggiorata da sottilissime metafore religiose una più da facepalm dell’altra, tanto da provocare risate involontarie quando viene accostata la faccia di Clark alla rappresentazione di Gesù in una vetrata di una chiesa o quando viene menzionala l’età del protagonista (indovinate! Ebbene si! 33 anni).
Una menzione speciale va senza dubbio a Kevin Costner come miglior morte demenziale in un film d’azione: meriterebbe un Oscar istituito ad hoc.
A peggiorare la situazione ci sono le roboanti musiche di Hans Zimmer tutto preso a campionare i vrooooom della sua colonna sonora di Inception.
In mezzo a questo delirio di trashume noioso però, ogni tanto, emergono sequenze visivamente bellissime realizzate da Zack Snyder probabilmente di nascosto, quando i produttori del film erano in pausa caffè e Nolan era chiuso in bagno a misurarsi il pene: le scene in cui vediamo la fanciullezza da outsider di Clark Kent, ritratta con una sincera sensibilità e incorniciata da una fotografia meravigliosa, che sembrano provenire da un film indipendente, le parti ambientate a Krypton, visivamente imponenti e pittoriche che un po’ ricordano gli scenari futuristici di Sucker Punch, e infine il racconto animato narrato da Jor-El, in cui emerge le forza narrativa che Snyder aveva già mostrato nelle sequenze dei titoli di testa di Watchman e Sucker Punch.
Alla fine del film si è stremati, distrutti dalla noia e dalla dose di assurdità viste e non si vede l’ora di abbandonare la sala il prima possibile per terrore che da un momento all’altro spunti fuori una nuova scena a distruggere del tutto il sistema nervoso umano.

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