Terrence Malick
Drammatico
2012
Dopo la palma d’oro e dopo le tre candidature all’Oscar per The Tree of Life, Terrence Malick ripropone la stessa formula per cercare di fare un ennesimo centro: qualcosa però va storto e con To the Wonder il regista americano tira fuori il suo primo vero e proprio fallimento artistico.
Le scelte stilistiche sono le stesse del film del 2011: movimenti di macchina vorticosi, voice over dei protagonisti come un flusso di coscienza, una fotografia meravigliosa, ma tutto ciò, quasi fossimo in una parodia di Tree of Life, crea ridicolo involontario più che poesia.
Tutta la prima parte del film segue il nascere della storia d’amore tra una donna francese e un uomo americano, un Ben Affleck quanto mai inutile. Una storia d’amore rappresentata quasi come fosse una lunghissima pubblicità di un profumo, con evocative riflessioni amorose recitate in francese che accompagnano bellissime cartoline della Francia alternate a Olga Kurylenko che non fa che piroettare in ogni dove (tanto per ribadire che la protagonista è una ex ballerina). Un estetismo tale che ci si aspetta da un momento all’altro l’arrivo di una scritta che ci dica “To the Wonder le nouveau parfum de Christian Dior”.
Se fino a questo punto comunque si poteva ritrovare una certa poetica, per quanto pubblicitaria, quando la narrazione si sposta negli Stati Uniti arriva la componente ridicola rappresentata su tutti da un Javier Bardem monotonale e inespressivo che fa la sua predica religiosa in spagnolo mentre ci mostra persone bisognose di aiuto, elemento quasi estraneo alla vicenda amorosa principale che non serve a nulla se non ad aggiungere in maniera casuale le riflessioni sulla fede tanto care a Malick.
I due innamorati si tradiscono, si separano, tornano insieme e tra un tira e molla e l’altro vediamo una sacrificata Rachel McAdams, la migliore del cast, in una particina risicata e l’italiana Romina Mondello che con la sua parte recitata completamente in italiano contribuisce al lato comico della pellicola con frasi destinate a diventare cult come “io sono l’esperimento di me stessa”.
Una caduta da parte di un regista che fino ad ora non aveva mai sbagliato un colpo e che sembra essersi artisticamente arenato nel tentativo di ripetere il suo ultimo film. Caduta qualitativa dovuta forse anche alla velocità eccessiva (rispetto agli standard del regista) con cui è stata confezionala la pellicola. Per vedere che strada deciderà di intraprendere Malick nel suo futuro non ci sarà troppo da aspettare, visto la svolta nei suoi ritmi di lavoro diventati estremamente serrati per un regista abituato a tempistiche molto lunghe.


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