Fuck Buttons – Slow Focus [Recensione]

Noise
ATP Recordings

2013

I Fuck Buttons sono degli ingegneri del suono. Saper coniugare melodie e muri invalicabili di suono non è facile, eppure i due ragazzi lo fanno sembrare un gioco da ragazzi. Qualcosa di naturale.
Slow Focus, il terzo album, spinge il sound verso un’estremizzazione della loro estetica con melodie ancora più riconoscibili che emergono da una pesantezza sonora sempre più granitica. Ma l’arte ingegneristica del duo non sta tanto nella miscela delle dosi, quanto più nell’incredibile capacità di assecondare l’ascoltatore. Proprio quando pensi che ci starebbe bene un determinato passaggio, ecco che i Fuck Buttons lo fanno, sono lì pronti per noi. Ed ecco anche come è possibile che già dopo pochi ascolti ci si ritrovi a canticchiare (ebbene sì, canticchiare) le melodie o a sapere alla perfezione cosa accadrà in quel determinato momento del pezzo. 
La lunghezza dei brani non è una novità, fa però piacere constatare la facilità con cui scorrono, senza mai far pesare la proprio pesantezza intrinseca. Dai tribalismi spaziali di “Brainfreeze”, alla freschezza di “The Red Wing” (che si carica per poi esplodere oltre i confini dell’universo), dall’ansiogena e allarmante “Sentients” all’elettronica algida in stile Röyksopp di “Prince’s Prize”, sino all’epicità delle ultime due tracce, summa definitiva della loro carriera. 
Certe volte è difficile stabilire se la prevedibilità è frutto di ingegnose elaborazioni o se invece è causata da una qualche banalità nascosta sotto il devastante impatto sonoro, ma sono dubbi che trovano poco spazio durante l’ascolto di Slow Focus, che è a tutti gli effetti il loro migliore prodotto e sicuramente una delle prove più valide di quest’anno. 

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