Janelle Monáe – The Electric Lady [Recensione]

Soul / R&B
Wondaland Arts Society Bad Boy
2013

Se l’album precedente è un capolavoro come The Archandroid e prima del nuovo album compaiono due singoli come “Q.U.E.E.N.” e “Dance Apocalyptic” è normale che l’ascolto di The Electric Lady sia uno dei più attenti dell’anno. 
La piena attenzione è del resto quel che merita questo disco che sotto i luccichii sfavillanti di un pop immediato, nasconde (ma neanche poi tanto bene) una classe, una cultura musicale e una tecnica a dir poco spaventose. Innanzitutto non è certamente irrilevante l’enorme e folle concept futuristico messo su dalla Monáe e soci, senza però che sia un appesantimento o una forma di presunzione priva di consistenza. 
La maggior parte dei pezzi più significati sono concentrati nella prima parte dell’album, la Suite IV, con i featuring più azzeccati dell’anno: Prince per un groove palpabile e intenso come quello di “Givin’ Em What They Love”, Solange per la super pop title-track, il lanciatissimo Miguel per una “Primetime” memorabile e la mitica Erykah Badu per l’instant classic “Q.U.E.E.N.”. Gli episodi stucchevoli non mancano, come “Look Into My Eyes” o “It’s a Code”, ma nel complesso anche la seconda parte, la Suite V, ne esce a testa alta, anche grazie a pezzi come “Ghetto Woman”, dove Janelle dà di nuovo prova delle sue doti versatili e passa in men che non si dica ad un rap tagliente e mozzafiato.
A differenza di quanto si potrebbe immaginare, The Electric Lady non è un album di facile ascolto: richiede tempo per crescere e fare breccia. Ma ascolto dopo ascolto, col suo compendio di musica black e pop a 360 gradi, è inevitabile giungere ad un unica conclusione: è il solito, stupendo, album di una delle migliori artiste in circolazione. Una delle poche che può tutto.

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