Regia di Paolo Virzì
Drammatico
2013
Il nuovo film di Paolo Virzì arriva accompagnato da uno stuolo di polemiche che, a conti fatti, non hanno realtmente riscontro in quel che si può vedere nella pellicola. La realtà della Brianza, questa magica terra d’imprenditoria spietata, è delineata da una serie di ritratti di personaggi che la popolano, legati tra di loro dal filo rosso sangue di un omicidio (colposo), ma non risulta mai essere incisivo come ci si aspetterebbe.
Al termine di una festa, un cameriere del catering viene investito da un SUV mentre torna a casa in bici. Nei tre capitoli che compongono il film le vicende dei personaggi presenti alla festa vengono mostrate da tre punti di vista diversi, fino alla risoluzione del “mistero” che si cela dietro l’identità dell’autista al volante del SUV. In realtà la morte del cameriere non è solo l’espediente narrativo, ma è una presenza schiacciata che rimane in secondo piano per tutto il film, come un rimorso o una colpa che, indipendemente dall’omicida, grava su tutti i personaggi. La struttura in capitoli che ripercorre ogni volta la stessa storia da differenti punti di vista pur non essendo certo nuova è interessante, ma talvolta, sopratutto verso la metà del film si perde un po’.
Il film vive dunque di forti immagini, tutte molto riconoscibili ed esplicite che non richiedono alcun sforzo per essere comprese o riconosciute: non è un caso che il film si apra con un SUV che schiaccia, moralmente e letteralmente, il lavoratore (l’unico onesto, l’unico che muore). Altamente indicativa la tanto criticata sequenza in cui l’annoiata borghese cerca di aprire un teatro e discute l’offerta culturale con alcune personalità del luogo tra cui un assessore leghista (certamente caricaturale, ma non per questo distante dalla realtà), una critica teatrale tanto spocchiosa quanto spietata e altri intellettualoidi di ogni genere.
Virzì in tal modo mette tanta carne al fuoco (la pressione sui giovani, la brama di successo, la noia della borghesia) affidandosi ad un immaginario comune che con il minimo sforzo possibile può essere richiamato nella nostra mente, portando quindi a termine il compito di creare un film dai toni concretamente cupi e dalle riflessioni tanto semplici quanto più che mai attuali.


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