Looking [Recensione]

HBO
Drammatico
2014

La nuova serie della HBO, Looking, ha fatto molto parlare di sé in questo inizio di 2014. Il telefilm segue le vite normali di tre giovani omosessuali a San Francisco: Patrick, programmatore di videogiochi, Dom, cameriere che cerca di dare una svolta alla propria carriera, e Agustín, artista che però non produce nulla di artistico.
Fin da subito la serie ha dato vita a una serie di polemiche piuttosto futili: da una parte veniva “criticata” la poca quantità di scene di sesso, probabilmente da parte di un pubblico che dalla HBO si aspetta una quota di tette alla True Blood o Game of Thrones, dall’altra fin da quando Looking è stato annunciato è partito quasi automatico il paragone con la serie Queer as Folk. Il sottoscritto però non ha mai visto la serie inglese e del remake americano-canadese ha seguito solo la prima stagione, di cui non ricorda più di tanto, per cui almeno qui si eviteranno i paralleli con la serie del 2000, precisando solo una cosa: sono passati ben 14 anni dall’inizio della serie americana (15 da quella inglese), è normale che il modo di rapportarsi alla tematica omosessuale sia cambiato radicalmente col tempo. Il mondo stesso è cambiato, basti pensare che uno dei blockbuster dell’anno, Lo hobbit, ha un cast per metà apertamente omosessuale, o all’ultima edizione degli Oscar che è stata presentata da una presentatrice apertamente lesbica. I tempi sono cambiati anche in campo non strettamente omosessuale: è significativo come per Brian, uno dei protagonisti di QaF, l’età drammatica di passaggio era il compimento dei trent’anni mentre per Dom di Looking siano i quaranta.
Looking è una serie molto più simile alla sua compagna di rete Girls; in entrambi i casi i protagonisti sono personaggi spiacevoli nel loro realismo e le loro vite si svolgono senza colpi di scena radicali o situazioni clamorose. Solo che mentre la serie di Lena Dunham usa dichiaratamente il sarcasmo e un certo cinismo nel trattare i propri personaggi, in Looking invece il tono resta più neutro e imparziale.

Nelle sue prime cinque puntate la serie viene presentata come uno splendido esempio di slice of life in cui le vite dei protagonisti vengono spiate quasi in modo voyeristico; lo spettatore segue la storia quasi sbirciandola dal buco della serratura, violando l’intimità dei personaggi. In particolare questo aspetto raggiunge livelli massimi nel quinto episodio, che sembra una sorta di versione ridotta di Weekend (il film del regista e produttore della serie, Andrew Haigh), in cui un appuntamento romantico del protagonista viene ritratto in maniera suggestiva mettendo in scena sempre e solo i due protagonisti, con campi lunghi in cui non compaiono nemmeno comparse, rendendo lo spettatore partecipe di un momento intimo di persone reali meglio di come potrebbe fare un reality show o un documentario.

Con gli ultimi tre episodi la serie diventa più convenzionale, con tutti i difetti del caso. Le svolte narrative diventano più prevedibili, il distacco coi personaggi viene meno facendo patire allo spettatore la loro sgradevolezza e la convenzionalità narrativa porta la serie a chiudersi così com’era iniziata eliminando buona parte dei progressi fatti dai protagonisti.
Ogni episodio dura curiosamente 25 minuti circa, cosa insolita per una serie che non è una sitcom. Molto curata la selezione dei brani musicali che accompagnano gli episodi: un fan service gay-hipster con scelte come Morrissey o John Grant, che evita pezzi stereotipi come potrebbero essere quelli di Madonna o Lady Gaga.
Nonostante il calo nella parte finale, Looking è comunque una serie interessante e affascinante nel suo approccio e non possiamo che attendere con impazienza la seconda stagione.

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