Non ho fatto in tempo a metterla nella lista degli album più attesi dell’anno che in rete appare un leak di Vulnicura, il nuovo album di Björk. Da quando servizi come Spotify e Deezer si sono diffusi, ho smesso di scaricare album. Da diversi mesi sono anche un membro premium di Deezer, perché nonostante gli artisti prendano degli spicci dai nostri ascolti, mi sembra corretto pagare per la musica che ascolto. I leak appartengono al passato.
Eppure…
Eppure oggi hanno leakato il nuovo album di Björk, due mesi prima della sua uscita. Può un fan essere umanamente in grado di aspettare così a lungo? Io dico di no e infatti neanche io ho resistito: l’ho ascoltato. Mi ritrovo (credo) apposto con la mia coscienza perché comunque gli album di Björk li ho (quasi) tutti e non mi faccio mai mancare neanche qualche live, quindi so che quando uscirà questo Vulnicura io sarò al day one in prima fila in negozio per comprare il CD. Questo leak così anticipato, oltre che a turbare le mie abitudini, demolisce anche il normale processo di hype che solitamente subiamo all’uscita di ogni disco, con tutti i pro e i contro del caso.
E la copertina?
Tra gli aspetti negativi il principale è l’assenza di una copertina. Il disco è stato leakato così tanto in anticipo che non se ne conosce neanche la copertina. Ne gira online una, ma senza la conferma ufficiale per me è come se non esistesse. Sembrerà una cazzata, ma la copertina di un disco è una parte fondamentale del prodotto finale (pensate che tempo fa volevo aprire con un amico un blog per parlare solo di cover). Non avere una copertina ci priva di un punto di riferimento visivo durante l’ascolto del disco, che sia su pc, su CD, sullo smartphone o in qualsiasi altro posto.
No more hype
L’aspetto positivo è invece la totale assenza di influenza della macchina dell’hype. Forse per un’assoluta situazione di purezza non avremmo dovuto neanche sapere che il disco è in parte prodotto da due artisti molto “in voga” al momento: Arca e The Haxan Cloak, ma diciamo che possiamo ritenerci fortunati così. Qualcuno direbbe che anche quel lavoro di marketing e di hype fa parte del disco stesso, io dico invece che preferisco (per stavolta) esserne estraneo. Piuttosto sono curioso di vedere come correrà ai ripari ora la cantante islandese, perché trovo davvero difficile che faccia finta di niente. Non sarà Madonna, ma di sicuro questo è un leak pesantissimo e come minimo una release digitale anticipata è da mettere in conto. Ultimo aspetto importantissimo: non abbiamo la certezza che questo sia il master definitivo ed abbiamo invece la certezza che non si tratta della qualità più alta a cui si possa ascoltare il disco, ma (di nuovo) chi può resistere per due mesi? Lei ora ci odierà tutti, ma al nostro posto cosa avrebbe fatto? Eh Björk?! Che avresti fatto! Sputa il rospo!
La prima parte
Deliri a parte il disco è ‘na bomba. Pesantissimo. Complessissimo. A tratti insopportabile. Ma bellissimo.
Probabilmente continuerò a preferire dischi più “accessibili” come i classici Post e Homogenic o più recenti Volta e Biophilia, ma di sicuro non si può negare il valore manifesto di questo Vulnicura. Già l’iniziale Stone Milker ci riporta indietro ai tempi delle migliori Joga e persino il folle minutaggio (che riguarda quasi tutte le tracce del disco) non si fa troppo sentire. I testi per fortuna a questo giro non devono andare d’accordo con strambi concept (ehi, a me comunque Biophilia piace) e riescono sempre a gettarti in un angolo agonizzate, felice e alle prese con un pianto agrodolce. Ah, grande ritorno degli archi. Alleluja.
Con Lion Song siamo ancora in zona Homogenic e i fan di Björk (quelli di vecchia data) a questo punto sono già affogati nel loro sperma o nei loro umori, ma poi arriva History of Touches e la mano di Arca si fa sentire pesantissima. Purtroppo non abbiamo ancora una lista dettagliata sulle varie collaborazioni e produzioni dei singoli pezzi, ma qui la mano pesantissima di Arca è innegabile. E ci piace. E il testo ancora di più, così porno, tecnologico e romantico. Una cosa così solo lei l’avrebbe potuta scrivere. Mi sembra di rivedere i robot di All is full of love riprendere ad accoppiarsi dopo anni ed anni.
Palla al centro
Poi c’è Black Lake coi i suoi 10 (sì, dieci) minuti che non si può dire che scorrano proprio via come una Telephone mentre ti fai la doccia, ma meglio così, no? La zona in cui si muove la cantante islandese è sempre quella dei tempi d’oro, ma l’influenza dei producers cool di cui si è avvalsa si sente e vissero tutti felici e contenti (gli hipster, i fan, i nostalgici, ecc.).
Il quinto pezzo (Family) lo devo ancora metabolizzare, lo ammetto. Non a caso il post si chiama “Prime impressioni”. Lì per lì direi che lo trovo inascoltabile, ma era anche la mia stessa opinione di FKA Twigs e ora me la ballo mentre faccio le pulizie (con immensa vergogna, tranquilli). Sospendo il giudizio e mi tuffo su Not Get, di nuovo pesantemente lavorata da Arca e in zona Planningtorock, che è un bene. Diciamo che la posizione di un pezzo così “difficile” nella seconda metà del disco non aiuta a digerire la singola traccia e il disco nel suo complesso, ma ormai dovremmo aver capito che questo album non è stato scritto per andare incontro all’ascoltatore frivolo. Richiede attenzione, dedizione e forse anche un po’ di devozione.
Game, set, match
In Atom Dance torna Antony Hegarty dopo le collaborazioni in The Dull Flame of Desire e My Juvenile (entrambi i pezzi contenuti in Volta): a differenza del passato, l’intervento di Antony è molto discreto: si insinua, si fa strada, ci sta un po’ e poi se ne va come un fantasma. Tutto un altro pianeta dispetto a quelle pacchianate di Volta. Nel finale Björk non si fa mancare un bel pezzo cazzuto (Mouth Mantra) e un saluto finale che, per quanto debba ancora metabolizzare, non sarà mai ai livelli di una Declare Indipendence o di una Solstice.
Dopo cinque o sei ascolti mi sento ancora un po’ attonito: non ero pronto, né per un disco di Björk, né tanto meno per questo disco di Björk. Ci vorrà del tempo, farà male, ma piano piano entrerà a fare parte della discografia mai abbastanza amata di questa immortale artista folle.
PS: Per rendere manifesta la mia buona volontà nel comprare i CD di Björk ecco un selfie con tutti i suoi album (ok, manca Debut, ma ce ne potrà essere uno che non mi piace, no?)
http://instagram.com/p/yAye91zbsH/?modal=true


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