Björk – Vulnicura: Stiamo facendo amicizia

In soli cinque giorni il “caso Vulinicura” si è notevolmente evoluto. L’artista islandese ha infatti reagito nel migliore dei modi possibili al leak del suo nono album: lo ha messo direttamente in vendita su iTunes, mettendo a disposizione di tutti la sua ultima fatica, con tanto (ovviamente) di copertina e booklet. Il responsabile del leak non verrà perseguito in alcun modo, su disposizione di Björk stessa. Un altro tassello fondamentale è stato il rilascio di un’intervista straziante pubblicata su Pitchfork, dove Björk si è raccontata: Vulnicura è il suo disco più intimo, il più difficile da scrivere e il più drammatico. Non a caso parla della rottura con il compagno di una vita, Matthew Barney (probabilmente uno degli uomini più odiati al mondo in questo momento).

Lo shock iniziale: la copertina

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Iniziamo con la copertina, che come avevo sottolineato ha sempre un ruolo centrale nell’ascolto di un disco, ma ancora di più se si tratta di Björk. Anche questa volta l’artista islandese non si smentisce: si tratta di una cover a dir poco sconvolgente, il cui primo impatto può tranquillamente essere un conato di vomito. È incredibilmente forte, ma ragionandoci su è pressoché perfetta: riprende l’estetica degli album a cui Vulnicura si avvicina musicalmente e ci presenta una Björk ferita, il cui cuore è stato strappato via. La forma della ferita richiama inequivocabilmente una vagina, per sottolineare il ruolo della donna al centro della famiglia, come un collante tra le sue parte. Il latex invece sottolinea l’estrema natura controversa del rapporto col marito, in tutta la sua difficoltà. Ci si potrebbe soffermare per ore ed ore a discutere di questa meraviglia, ma andiamo avanti.

Storia di una perdita

Come si può leggere sia nell’intervista su Pitchfork che nel booklet ufficiale del disco, Vulnicura è una vera e propria cronaca della rottura tra Björk e il marito. Il primo pezzo, Stone Milker, è segnato come 9 months before: la crisi è iniziata molto tempo fa e parte di Vulnicura racconta gli sforzi compiuti da Björk per tenere unita la famiglia che a quanto pare era quanto di più prezioso per lei. La successiva traccia, Lion Song, è cronologicamente 5 months before il fattaccio e infatti possiamo sentire una Björk più stanca e distaccata, meno disposta a venire incontro alle esigenze del marito: pretende chiarezza. 3 months before è la volta di History of Touches: la storia è ormai agli sgoccioli e Björk con una lucidità disarmante fa un bilancio. Per me, il miglior pezzo dell’album.

La rottura

Il punto di svolta è Black Lake che racconta i sentimenti di Björk 2 months after: non c’è spazio per nient’altro che il dolore e la rabbia. Personalmente trovo straziante leggere e ascoltare una canzone del genere e lo dico quasi in senso negativo. Siamo a livelli pornografici, in cui ci viene descritta per filo e per segno quel che ha provato. Trattandosi di un album catartico ci sta in pieno un tema del genere, ma essendo musicalmente un album molto difficile si arriva ad escludere l’ascoltatore (fan o meno che sia) che è, di fatto, praticamente tagliato fuori. Immedesimarsi è quasi impossibile, nonché immensamente sbagliato e perverso: sarebbe quasi come appropriarsi della memoria e della sofferenza altrui.
(Lo so, è una posizione estrema, quasi tutte le canzoni tristi di questo mondo sono frutto di un’esperienza personale dell’autore, eppure le sentiamo nostre. Cosa c’è di diverso stavolta? Tutto direi, qui è tutto troppo personale).

Sulla stessa scia arriva l’elogio funebre di Family, dove il patetismo è palpabile: non c’è ancora traccia di un possibile recupero. Björk è ancora focalizzata sul dolore, accentuato dal non avere nulla di materiale su cui piangerlo: vorrebbe celebrare il funerale della sua famiglia, ma non sa dove e come farlo. Ma come insegna il mio caro amico Trent Reznor “The Way Out is Through” e Björk lo sa benissimo, tant’è che più avanti canterà in Not Get “Don’t remove my pain, it is my chance to heal”.

La ripresa

11 months later è la volta per l’appunto di Not Get, dove se non c’è la guarigione, c’è almeno la capacità di riflettere più lucidamente su quanto accaduto. Le ultime tre canzoni non hanno più una datazione e sono tutte tracce “curative” che nell’ambito del disco segnano la fine del ciclo, ma devo ammettere che ogni volta arrivo stremato a questo punto del disco e non riesco a procedere con l’ascolto di questi brani.

E quindi?

Vulnicura è un concept album più di quanto lo fosse Biophilia, col quale mantiene numerosi punti di contatto. Le metafore naturalistiche permangono sia nei testi che nei titoli delle canzoni, le sonorità (pur con un dominio degli archi e con la collaborazione di Arca) non sono poi così diverse, ma mancano quei pezzi accessibili che possono fare di Vulnicura un disco che si può mettere su e ascoltare tranquillamente (come potevano essere le Virus, Crystalline e Mutal Core di Biophilia, per l’appunto).

Vulnicura è un grande album di un’immensa artista, ma è un atto di pornografico onanismo. Se lo può permettere e non c’è nulla di male, ma bisogna prenderne atto.

Una replica a “Björk – Vulnicura: Stiamo facendo amicizia”

  1. […] avervi riportato le impressioni d’impatto e a sangue freddo su Vulnicura, ho scovato in rete una news succosa su questo progetto. Avete presente […]

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