Per me che che Tidal vuol dire soltanto Fiona Apple, leggere questo termine in continuazione su Twitter è stato strano. Non seguo più molto da vicino il mondo della musica, ma certe bombe è difficile non sentirle. Hanno un’onda d’urto pazzesca ed è altrettanto difficile per me non esprimermi per commentare. Questo Tidal non ha niente a che fare con Fiona Apple, è un nuovo servizio di musica in streaming ed è stato presentato l’altro ieri in pompa magna a New York.
Solitamente un nuovo concorrente è una buona cosa, perché così magari Spotify, Deezer e tutti gli altri si ingegnano per rimanere i leader del settore. Ma cosa succede quando un servizio che viene presentato fa così ridere che nessuno anche solo per un secondo si preoccupa?
Figlio della discordia e della cupidigia
Tidal infatti è figlio delle polemiche legate al mondo dello streaming di musica, quelle stesse polemiche sui compensi effettivi che vanno agli artisti che ascoltiamo e che hanno fatto in modo tale che grandi dello showbiz abbiano deciso di non pubblicare i loro ultimi album (o addirittura di eliminare discografie intere) dai suddetti servizi. Solo grandi big come Taylor Swift, Beyoncé e Björk possono permettersi tale lusso ed è proprio in questo clima che nasce per l’appunto Tidal, il primo servizio gestito dagli artisti stessi.
A sky full of stars
Tidal in realtà esiste già svariati mesi ed era un piccolo concorrente di Spotify, ma ora è stato acquistato da Jay-Z ed è stato rilanciato come l’ultimo baluardo della qualità musicale e del rispetto per l’artista. Alla presentazione hanno partecipato così tante star che non le si vede insieme neanche per gli awards più prestigiosi, un evento veramente storico e fuori dall’ordinario. In ordine sono saliti sul palco pezzi da 90 come: Alicia Keys, Win Butler e Régine Chassagne degli Arcade Fire, Beyoncé, Calvin Harris, Chris Martin (questi ultimi due in collegamento), Daft Punk, Jack White, Jason Aldean, J. Cole, Jay-Z, Kany West, deadmau5, Madonna, Nicki Minaj, Rihanna e Usher (come ha fatto notare Pop Topoi su Twitter, deadmaus5 è l’unico a non salire sul palco in ordine alfabetico per far vedere che ha fatto pace con Madonna).
Semplicemente ridicoli
L’evento (che potete vedere qui) è stato veramente patetico: la presentazione iniziale da Vania Schlogel (credo una capoccia di Tidal) è stata colma di momenti imbarazzanti come “Potete ascoltare la musica offiline! Anche in metro!” che nel 2015 fa un po’ sorridere. La Schlogel ha poi fatto entrare sul palco il PIL nazionale di mezzo mondo. Per tutti loro, prende la parola Alicia Keys che vaneggia in un discorso peggiore di quello finale di Kristen Stewart in Biancaneve e il Cacciatore, blaterando per fortuna per pochi minuti. Poi gli artisti firmano una carta (“una dichiarazione d’intenti”) e lo fanno mentre di sottofondo possiamo sentire i Radiohead, haters antesignani di Spotify e della musica in streaming.
Eviterò di commentare la mossa di Madonna mentre firma, così come mi risparmio dall’esprimere i miei dubbi su come erano conciate Nicki Minaj e Rihanna… Torniamo a Tidal.
#TIDALforALL (ma anche no)
Tidal è il male e fa acqua da tutte le parti: innanzitutto non ha una sottoscrizione gratuita. Per ascoltare musica dovrete spendere 10€ al mese per la qualità standard e 20 per l’alta qualità. E meno male che l’hashtag su Twitter è #TIDALforALL!
Ma poi soprattutto: chi diamine vuole sentire Nicki Minaj in FLAC?! Quel che mi fa più imbestialire però è l’ipocrisia dietro la questione del compenso, perché anche se Tidal promette compensi più alti per gli artisti, ad arricchirsi (qualora il progetto dovesse aver successo e ne dubito fortemente) saranno solo i proprietari del servizio stesso, ovvero Jay-Z & co. Su Billboard sono riportate le quote e pare che alla fine il capoccia sia il marito di Beyoncé, mentre gli altri artisti presenti hanno il 3% ciascuno.
Bitch Better Have My Money (a quanto pare Rihanna fa sul serio)
L’ultima attrattiva dovrebbero essere delle esclusive (voglio proprio vederle) o altro materiale in arrivo prima su Tidal, come ad esempio il nuovo album di Rihanna. Io dico che finché tutta ‘sta gente non toglie tutta la propria discografia dagli altri servizi per metterla solo su Tidal, non ha credibilità.
In definitiva non mi piace per nulla e poi anche solo per il free-trial di 30 giorni chiedono la carta di credito o PayPal. Bitch please!





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