Non penso di essere un “tipo sentimentale”, ma possono neanche definirmi un cuore di pietra. Diciamo che la propensione per le lacrime in un film dipende al 90% dalla mia situazione ormonale e per un 10% dai temi toccati. Ad esempio, tutto quello che coinvolge gli animali può provocare pianti infiniti. Volendo trovare una costante, direi che solitamente mi commuovo più facilmente per le scene di lieto fine che per quelle mortalmente tristi. Proprio come mi è successo durante la visione di Furious 7, l’ultima fatica delle avventure di Toretto e della sua famiglia.
La saga, iniziata nel lontano 2001, ha quest’anno dovuto subire un bruttissimo colpo, ovvero la morte di uno dei protagonisti, Paul Waker. Il film non solo ha retto bene il colpo, ma ha saputo anche rendere omaggio all’attore scomparso in maniera davvero particolare e opportuna.
Gli Avengers tamarri
Fast & Furious 7 è un film sui supereroi. Le azioni compiute dai protagonisti vanno oltre il solito lato “esagerato” della serie e oltre il lato “impossibile” di altri film come Mission: Impossible per diventare a tutti gli effetti una pellicola su dei supereroi motorizzati.
I corpi non subiscono mai danni e tutto è possibile: anche saltare da un grattacielo all’altro (due volte) con un’auto che costa 3,4 milioni di dollari o paracadutarsi con le auto per atterrare sulla strada obiettivo della missione. Siamo oltre il cafone e l’impossibile, siamo nel fantastico e l’ispirazione ai comic movie per me è palese, con tanto di nemico-terminator che non muore mai. Appurato quindi che a me il film è piaciuto, parliamo del finale.
Ovviamente ci sono spoiler.
Capito?
Ci sono spoiler.
Sennò non posso parlare del finale, ha senso.
Ok, io vi ho avvisato.
La spiaggia
La scelta peggiore che avrebbero potuto fare gli sceneggiatori era far fuori Paul Walker in una scena d’azione. Magari con tanto di sacrificio eroico. Per fortuna nulla di tutto questo si è visto. La scelta fatta è stata forse la migliore possibile. Terminata l’avventura Toretto e gli altri sono in spiaggia a rilassarsi, godendosi il meritato riposo. Brian (Paul Waker) è distante: nel candore delle sue bianche vesti gioca con la moglie e il figlio in riva al mare, mentre il resto del gruppo si gode lo spettacolo più bello che ci possa essere, ovvero la felice famiglia nucleare che gioca. Se si fossero fermati qui, sarebbe comunque andata bene. Forse un po’ troppo stereotipata e americana, ma tutto sommato ok.
La scena è comunque evidentemente postuma e simbolica. L’attore che interpreta Brian in questo caso probabilmente è il fratello di Paul Walker (una cosa un po’ inquietante, se ci pensate) e raramente viene inquadrato in volto. Fin qua però il film non ha ancora sfondato la quarta parete: siamo ancora all’interno di Fast & Furious 7 e anche se sappiamo che l’attore è morto e la sua maglietta bianca è fortemente simbolica, è ancora tutto plausibile da un punto di vista scenico.
L’irruzione della vita nel film
Poi però accade qualcosa di inaspettato. Toretto se ne va via sulla sua auto fiammante, ma ad un incrocio è avvicinato da Brian che lo saluta dicendogli “Pensavi di andare via senza salutare?!”. Il volto è palesemente digitale, forse fatto pure malino.
Le lacrime sono in pole position.
I due si sorridono e partono. Un’inquadratura dall’alto mostra la macchina di Toretto-Vin Diesel proseguire dritto, mentre quella di Paul ad un certo punto cambia strada ed esce dallo schermo. La vita vera entra prepotentemente nello schermo. Nessuno pensa che sia una scena del film, è palesemente un momento in cui Vin Diesel (che qui non è neanche più Toretto, è solo Mark Vincent Sinclair III) saluta l’amico perduto. Segue l’immancabile montaggio delle scene cult di Paul Walker nella saga sulle note di See You Again di Wiz Khalifa e poi la scritta finale: A Paul.
A questo punto il danno è fatto, le lacrime sono incontrollabili. Fast & Furious continuerà senza Paul Walker, ma il tributo tamarro è stato reso in maniera originale e, tutto sommato e considerando i canoni della serie, con molta classe.
Bravi.

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