Kanye West – The Life of Pablo: Pensieri sciolti

Ma che ridere che mi fa Pitchfork che cade nella trappola di quel mattacchione di Kanye West e arriva a dargli corda cercando di abbinare gli ultimi album del rapper americano ai periodi di Picasso! Come se ci fosse davvero una progettualità in quel che fa… la realtà è ben diversa e The Life of Pablo è un semplice titolo provocatorio che sì, può alludere a Picasso, a Pablo Escobar o a San Paolo (tre figure che in qualche modo richiamano vari aspetti del rapper ovvero l’artista, l’uomo che vive di eccessi e il timorato di Dio), ma che alla fine è soltanto il simbolo delle sue contraddizioni, di quello spazio ambiguo tra genialità, follia e malattia mentale (attestata da suoi amici e dai suoi stessi testi) dentro il quale si muove Kanye West. Ed è proprio questo contrasto e la coscienza che Kanye stesso ha di questa strana situazione a rendere grande il suo personaggio e di conseguenza il suo lavoro, compreso questo strambo ultimo album. 

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È davvero possibile commentare normalmente un album che è stato avvolto nel mistero fino all’ultimo e che persino dopo la pomposa presentazione al Madison Square Garden ha subito pesanti modifiche come l’aggiunta di ben 7-8 canzoni, arrivando quasi a raddoppiare la tracklist? Secondo me no e a maggior ragione dopo gli ultimi tweet in cui Kanye ha detto di essere ancora al lavoro su alcune rifiniture e il disco completo arriverà nei prossimi giorni. Assurdo. Tutta la sacralità che il concetto di album porta con sè va a farsi benedire per far posto ad un modo di concepire la musica all’epoca di Spotify, un’epoca fatta di playlist, di brani che si possono aggiungere e togliere con un click. 

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Volevo linkare Real Friend, ma Magic Kanye l’ha tolta da Soundcloud, quindi vi accontenterete della cover del pezzo

Eppure… eppure The Life of Pablo è un album clamoroso, come forse solo My Darkest Twisted Fantasy ha saputo esserlo. In qualche modo, al di là delle dietrologie tipiche della critica, è possibile individuare delle sorte di unità, delle sezioni, una vaga idea di progettualità corrotta dalla follia. “Ultalight Beam” è il classico pezzo d’apertura, l’equivalente (in molti sensi) della “Dark Fantasy” del 2010. In posizione simile ad “All of The Lights” si trova “Famous”, di nuovo una potenziale hit radiofonica con Rihanna. A sottolineare le sezioni ci pensano delle pause o intermezzi che vanno a cesellare il cuore (ovviamente blue) dell’album, quella tripletta clamorosa composta da “FML”, “Real Friends” e “Wolves”  che dà un assaggio del Kanye migliore, quello triste. Quello di 808s & Heartbreak, l’album che ha cambiato un intero genere. E forse anche più di uno.

The Life of Pablo è quindi un disco più vario di Yeezus, meno di My Darkest Twisted Fantasy e proprio dal dialogo con i precedenti lavori emerge la bellezza di questo disco, un discorso che vale solo con i più grandi artisti tra i quali possiamo ormai annoverare Kanye senza più apparire ridicoli (cercando però senza esagerare come il sopracitato Pitchfork), grazie anche a quei campionamenti che non ti aspetti (Goldfrapp!) e quel lavoro di produzione sempre a livelli altissimi, forse fin troppo alti considerando che Kanye ci sta ancora lavorando, in cerca del suono perfetto.

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