Warrior Nun e la coprofagia mediatica

Ci sono delle espressioni che mi danno fastidio, tanto fastidio. Ad esempio mi infastidisce molto quando per giustificare il fatto che si guarda una serie di cui non ci si può vantare (quanto fa figo dire “Ah io amo Black Mirror, ma solo le prime stagioni!”) si definisce quella serie un “guilty pleasure”. No ragazzi, non è un guilty pleasure, è che siamo tutti dei coprafagi mediatici e se anche i palati più raffinati si concedono di vedere dei prodotti spazzatura, non c’è niente di male.

Sarà il tema (suore guerriere in lotta contro un angelo malvagio che si materializza sulla terra con l’aiuto di un prete traditore e di una tecnologia sviluppata da una scienziata che crea un portale verso l’aldilà per salvare il figlio malato terminale), sarà per la produzione spagnola che spesso sa di La Casa di Carta, sarà per una scrittura estremamente scialba, ma Warrior Nun è uno di quei prodotti di cui le persone, almeno secondo me, quasi si vergognano a dire di vedere.

E invece no, bisogna andarne fieri! È una di quelle serie così brutte che fa il giro e diventa imperdibile, esattamente come Manifest. Proprio come le avventure dei passeggeri del Volo 828, anche in questo caso la serie è prodotta dal servizio di streaming più incline nel proporre certe schifezze, ovvero Netflix (questa è la percezione che ormai ho del servizio, sorry).

Voglio dire, come si fa a non vedere e come si fa a non appassionarsi ad una serie dove delle suore provenienti da tutto il mondo combattono demoni, angeli e vari scagnozzi con spade, pistole, corone spinate e altre armi divine a suon di ralenti e cazzotti celestiali? Semplicemente non si può evitare di vedere questa trashata totale ed è per altro una serie perfetta da vedere distrattamente mentre si chatta su Grindr e ci si organizza per qualcosa di più divertente.

Inutile addentrarsi nella descrizione della serie in sé e parlare delle stupende attrici, della fotografia pacchianissima e della colonna sonora ultra-pop: è tutto agghiacciante, ma al punto tale che è da vedere. Evviva le suore guerriere!

Una replica a “Warrior Nun e la coprofagia mediatica”

  1. […] già che diventerà quasi più lunga del post stesso: il primo post di questo nuovo blog parlava di coprofagia mediatica e di quanto mi stia sul cazzo quando per “giustificare” a se stessi o peggio ancora […]

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