Live Report: Fever Ray @ Olympia, Paris – 09/09/2010

Una gelida nube verde invade il palco e parte del teatro. Una base familiare si insinua nelle orecchie. In un angolo una luce si accende, in controluce cinque figure salgono in silenzio sul palco e prendendo posto. Due laser verdi dal centro del palco si aprono a ventaglio sul pubblico. Inizia “If I Had a Heart” e quando Karin Dreijer Andersson canta non è una voce che ti arriva alle orecchie, ma un rantolo di morte dritto al cuore.
Triangle Walks” ti risveglia dal torpore indotto dal pezzo precedente, le lampade sul palco si accendono e spengono a tempo di musica ed è impossibile stare fermi. Questo pezzo, come tutti gli altri, è arricchito all’inverosimile rispetto alle versioni studio; i ritmi si fanno tribali e graffianti. Chitarre e tamburi si aggiungono in maniera prepotente a qualcosa di già molto valido.
Concrete Walls” innanzitutto toglie un dubbio importantissimo da chiarire: è sempre lei che canta, non c’è il fratello. Anche la voce “maschile”è sua, ed è ovviamente penetrante e precisa.
E’ una voce sempre molto pulita, che non si lancia mai in qualcosa di più di quel che si è sentito nel cd, ma che è sempre estremamente precisa e incisiva.
I’m Not Done” diventa dal vivo un serrato assalto elettronico a cui non si può che arrendersi e muovere le chiappe: via i laser, solo lampade e luci calde, rosse e arancioni.
Le tre cover che allungano la setlist composta altimenti dai soli 10 pezzi dell’album funzionano benissimo, Fever Ray li reinterpreta a modo suo, senza annullarne l’identità. “Here Before” forse non lascia molto, ma “Stranger Than Kindness” e “Mercy Street” sono due dei suoi pezzi migliori ormai (per la cover di Nick Cave ho pianto tanto ero commosso per la sua bellezza).
La dimensione live accentua l’intima bellezza struggente di “Keep The Streets Empty For Me“, ma forse il momento più atteso è ovviamente “When I Grow Up“, che non delude per nulla.
Un dettaglio che mi ha colpito molto è come con pochi elementi (laser, specchi che li riflettono e creano geometrie, lampade sparse per il palco, qualche faro blu, verde o rosso) Andreas Nilsson abbia creato un live estremamente raffinato, complesso ed elegante. Non sempre tutti gli elementi vengono utilizzati insieme, in certi pezzi i laser restano spenti, in altri sono le lampade a rimanere in disparte.
Chi è sempre al buio sono loro: non un faro, una minuscola luce, niente di niente su di loro. Entrano in silenzio, non si mostrano in volto e con la stessa oscura modalità scompaiono dopo una gloriosa “Coconut“…
Tutto ciò che resta sono una fortissima emozione, una profonda ammirazione per chi ha messo su uno spettacolo del genere e sopratutto ti resta un vento gelido che soffia potente dal nord dentro di te.
Grazie Fever Ray.
(Molto brava anche la giovanissima, classe ’89, Zola Jesus, che ha aperto il concerto! Basi un po’ monotone ma voce super!)

Setlist (CON VIDEO! – ma non miei):

  1. If I Had a Heart
  2. Triangle Walks
  3. Concrete Walls
  4. Seven
  5. I’m Not Done
  6. Mercy Street ( Peter Gabriel cover)
  7. Now’s the Only Time I know
  8. Keep the Streets Empty for Me
  9. Dry and Dusty
  10. Stranger Than Kindness ( Nick Cave cover)
  11. When I Grow Up
  12. Here Before
  13. Coconut

Una replica a “Live Report: Fever Ray @ Olympia, Paris – 09/09/2010”

  1. […] Fever Ray – Live a Parigi (09/09/2010), dove parlo di uno dei pochi concerti dove ho pianto in piena Sindrome di Stendhal solo perché era tutto troppo bello e perfetto (tranne il mio ex a cui ho regalato il biglietto del concerto e del volo nonostante fosse già il mio ex, ma voi lo sapete perché faccio queste cose? Io boh, non ho parole). […]

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