A solo un anno esatto di distanza da Assassin’s Creed 2, Ezio Auditore torna sulle console Microsoft e Sony (per il pc non è ancora neanche stata annunciata una data).
Brotherhood non è il terzo capitolo della saga, ma bensì uno spin-off del secondo. Verrebbe da pensare ad una mega-espansione o comunque ad una mera operazione commerciale e invece non si potrebbe sbagliare di più.
Brotherhood è semplicemente l’Assassin’s Creed più completo e rifinito di sempre e sotto ogni aspetto si presenta come una versione migliorata del già eccellente predecessore.
La storia, come praticamente ogni videogiocatore del mondo sa, pone il nostro Ezio contro il dominio dei Borgia a Roma e anche se lungo tutta l’avventura non ci sono moltissimi colpi di scena risulta più coinvolgente. Il finale è quasi più delirante di quello di AC2 ed è davvero difficile immaginare come potrà svilupparsi AC3.
La ricostruzione della Roma cinquecentesca è veramente impressionante, sia per grandezza (circa 3 volte la Firenze di AC2) che per dettaglio. Il lavoro artistico dietro a questa serie è uno dei più sfarzosi mai visti in un videogioco, sempre coerente e di buon gusto.
Al di là delle classiche considerazioni che si possono fare in una recensione di un videogioco (grafica, longevità, ecc) e che troverete in altre recensioni uscite ben prima, quel che preme qui esporre è quel che spesso sfugge in Assassin’s Creed, sopratutto forse quando si gioca per le prime volte.
Brotherhood, come gli episodi precedenti, è uno dei pochi giochi dove tutto è finalizzato all’essere “bello”. Persino il tanto criticato sistema di combattimento (ora ancora più facile) è evidente come sia il mezzo per creare combattimenti veloci e spettacolari, che non rallentino l’azione e lascino a bocca aperta. Certo, dopo le prime ore di gioco può annoiare un po’, ma sarebbe comunque peggio, in un gioco del genere, avere combattimenti impegnativi in stile Devil May Cry, ad esempio. Persino il lato gestionale della città ha come unico fine quello di abbellire Roma: più si guadagnano soldi e più edifici si possono comprare così via. Gli obiettivi da sbloccare hanno anche loro questo fine: la ricerca dello spettacolare, come ad esempio arrampicarsi sino in cima a Castel Sant’Angelo e lanciarsi col paracadute, ammirando così dall’alto la città in tutto il suo splendore.
I percorsi da svolgere per arrampicarsi sugli edifici sono anche questi modellati per mettere in risalto le fedelissime riproduzioni architettoniche create dagli sviluppatori Ubisoft.
I ragazzi della Ubisoft avrebbero potuto tranquillamente creare un gioco che offrisse un livello di sfida più alto, ma il punto è che non è mai stato quello il loro scopo.
Forse è questo l’aspetto più moderno di Brotherhood, ciò che lo distingue dagli altri giochi, ciò che più di ogni texture definita o modello poligonale dettagliato conta, ovvero l’apertura a quel vastissimo mondo dei casual gamer senza però banalizzare il medium.
La vera novità di Assassin’s Creed, per chi non se ne fosse accorto, è il cambiamento dello scopo del gioco e questo Brotherhood trova sotto ogni punto di vista il giusto equilibrio tra un vecchio ed un nuovo modo di concepire il videogioco.
PS: Sì, la grafica è stupenda sotto ogni punto di vista. Sì, ci sono ancora molti bug. Sì, il multiplayer non è malaccio, ma snatura la serie. Sì, nel suo genere è molto lungo (sia per l’avventura principale, che per tutte le quest secondarie).
Sì, è uno dei giochi dell’anno.
Voto: 9
Dallo stesso sviluppatore: Prince of Persia, Splinter Cell.
Videogiochi simili consigliati: Prince of Persia, Assassin’s Creed 2

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