Recensione: Il Discorso del Re

Tom Hooper, 2010
Drammatico/Storico
IMDb, MYmovies

Con dodici nomination agli Oscar, arriva finalmente in Italia Il discorso del Re, ultimo lavoro di Tom Hooper (Il maledetto United, Red Dust).
Gli equilibri mondiali si stanno incrinando e l’Inghilterra è sull’orlo della guerra. Dopo la morte di Giorgio V e l’abdicazione di Edoardo, Bertie (Colin Firth), Duca di York e secondogenito del re, si deve addossare gli oneri che la corona porta con sè. Compito già di per sè arduo e complicato dalla balbuzie che affligge il futuro re e che non gli permette di relazionarsi col mondo che dovrebbe governare. Il discorso del re ripercorre l’estenuante battaglia di Bertie contro il suo personalissimo demone. Dopo aver consultato i migliori specialisti dell’Impero, sua moglie Elizabeth Lyon (Elena Bonham Carter), incappa in Lyonel Logue (Geoffrey Rush), logopedista dai metodi poco ortodossi. Bertie si ritrova così costretto a cantare, saltare, rotolare per terra mentre declama i suoi discorsi, in vista di quello più importante: la dichiarazione di guerra alla Germania nazista.

L’attenzione di Hooper si concentra tutta sul dramma umano del futuro re, mentre l’Inghilterra sembra lasciata fuori dalla porta, come un escamotage necessario perchè l’introspezione abbia inizio. Tutto ruota attorno a Bertie e Logue, e il film sembra configurarsi per gran parte del tempo come un dialogo fra i due, un dialogo serrato, ritmato, a tratti comico. Il percorso intrapreso da Bertie non è indirizzato unicamente alla guarigione dalla balbuzie, ma è un percorso di crescita e autoaffermazione. L’operato di Logue non è infatti quello di uno specialista della parola, quanto più quello di un terapeuta e di un amico, capace di sanare la solitudine imposta dal potere e dall’incomunicabilità.
La capacità istrionica di Rush viene qui sfruttata al suo meglio: le sue battute salaci e il suo aplomb impertinente sono una perfetta controparte di un personaggio puramente drammatico come quello del futuro Giorgio VI. Colin Firth, da parte sua, si dimostra un attore di altissimo livello, la mimica del suo volto è straziante, l’angoscia che filtra dalla sua mascella indurita è enorme. Guardare il film in italiano fa perdere parte del capolavoro recitativo che mette in atto. Accanto a loro viene schierata una serie di eccellenti comprimari. Elena Bonham Carter su tutti offre una interpretazione delicata e intensa, dimostrandosi capace ancora una volta di poter indossare anche panni ben diversi da quelli della strega pazza.

Da encomiare anche il lavoro di fotografia, ad opera di Danny Cohen. La macchina da presa lavora sempre con espressività: il ricorso a grandi primi piani e la gestione dei pieni e dei vuoti, in particolare nelle scene di interni, riescono ad interpretare al meglio lo stato emotivo dei personaggi.
Il discorso del Re è un lavoro tecnicamente perfetto, ma che non perde mai di impatto emotivo, riuscendo a conquistare il pubblico per tutta la sua (lunga) durata. Senza ombra di dubbio uno dei migliori film inglesi degli ultimi anni.
Superconsigliato!

3 risposte a “Recensione: Il Discorso del Re”

  1. Che figo! Devo vederlo anch'io!

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  2. anch'ioooo!

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  3. Ora l'ho visto, e mi trovo d'accordo con tutta la recensione!

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