Recensione: Radiohead – The King Of Limbs

(Self-released), 2011
Genere: indefinibile

Questa recensione è tanto arrogante quanto inutile.
Arrogante perché è impossibile recensire un album dei Radiohead poche ore dopo l’uscita (anche se l’album dura poco più di mezz’ora e l’avrò ascoltato più di 20 volte in due giorni ormai), ed è inutile perché in fondo tutti sappiamo che i Radiohead non sbagliano un colpo. L’album può piacere o no, ma non si tratta mai di un lavoro qualitativamente scadente.
“The King Of Limb” è comparso dal nulla, annunciato lunedì scorso ed è già tra noi con le sue sole 8 tracce, per un totale di 37 minuti circa di musica. Innanzitutto chi si lamenta della sua brevità dovrebbe pensare che è meglio avere un album corto ma interamente valido piuttosto che lavori che mettono sul fuoco troppa roba senza un filtro. 
Lo stile del lavoro in questione è un mix tra quel che abbiamo potuto sentire nell’accoppiata Kid A/Amnesiac con però qualche sonorità dal precedente “In Rainbows”.
Le prime tre tracce si presentano uniformi nelle sonorità: ritmiche spezzate e ansiogene accompagnate dalla solita, splendida e lancinante voce di Thom Yorke.
“Feral” spezza l’incantesimo con una sorta dubstep velocizzato filtrato però dai Radiohead di Kid A: tanto strano come pezzo quanto affascinante.
Il primo singolo invece, “Lotus Flower“, cerca (con successo) di coniugare lo stile dei primi pezzi del disco con quel che abbiam potuto ascoltare nel più accessibile “In Rainbows”.
“Codex” è il classico pezzo struggente che non può mancare in nessun album dei Radiohead, ma nulla di memorabile a differenza invece di “Give Up The Ghost”, che spezza completamente con tutto il resto dell’album e senza suoni elettronici lascia un solco profondo dentro di noi.
A chiudere il breve album dei Radiohead troviamo “Separator” in cui tornano i suoni spezzati di prima su cui però si posa una leggera chitarra che in un crescendo emotivo ci accompagna verso l’uscita da questo breve ma intenso viaggio.
“The King Of Limbs” segna una svolta per i Radiohead, un netto cambio di stile (o forse solo un passo indietro con qualche differenza, chissà), come da loro tradizione. Cambiare per rimanere sempre uguali, pochi lo sanno fare. Sicuramente non è il loro album migliore e forse il suo difetto principale sta nel non avere nessun pezzo incisivo, che rimanga ben fisso nei cuori degli ascoltatori come possono essere le varie Creep, Idioteque, Karma Police, There There o Videotape (così, per citarne una a caso per album), ma è comunque un buon disco che merita d’esser ascoltato più e più volte per essere ben compreso a fondo.
Voto: 8

Una replica a “Recensione: Radiohead – The King Of Limbs”

  1. Un album così dal nulla! Dalla recensione, anche senza esaltarlo, viene voglia di ascoltarlo subito. Vi farò sapere^^

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