Anche se in ritardo, ecco il live report di uno dei più bei concerti di questo inverno torinese, quello dei port-royal all’Hiroshima. L’occasione è l’uscita del nuovo The golden age of consumerism, raccolta-retrospettiva sui dieci anni di attività del gruppo genovese.
Ovviamente noi di THunder_score non possiamo mancare, così, levati i sacchi dalla testa, ci dirigiamo verso l’Hiroshima. Ci aspetta un locale mezzo vuoto e un’audience più vicina ai quarant’anni che ai venti: il bizzarro pubblico torinese è sempre incomprensibile. La serata viene aperta dai torinesi Stearica, trio strumentale di rock destrutturato ed energico, che dal 2008 raccoglie l’entusiasmo di critica e pubblico di mezzo mondo (il loro Oltre è stato definito del Mucchio “il più bel disco italiano prodotto negli ultimi anni”). La loro è musica fatta di muscoli e sudore, distante dal suono degli headliner, ma in qualche modo connessa: la voglia di sperimentare e di far muovere il culo contraddistinguono infatti i due act. Un batterista prorompente (le cui capacità hanno colpito profondamente il nostro Folderol) ci trascina subito nell’azione: gli Stearica sudano, fanno casino e si divertono e noi da sotto il palco non possiamo fare a meno di assecondarli. Sempre in bilico fra sperimentazione e furia esecutiva, il trio torinese confeziona un gran bel live, senza perdersi in inutili sofismi intellettuali, ma concentrandosi sul darci una bella botta di adrenalina.
Tempo di fare due chiacchere, bere un negroni, o forse due, ed ecco che le luci si riabbassano e la sala viene invasa da tre enormi schermi: i port-royal sono arrivati. Questa sera sono in tre: Attilio, Aleksandr e Sieva. Sugli schermi scorrono i gelidi e romantici video di Sieva, mentre si diffondono le delicate note di Anna Ustinova. Il suono è perfetto, il mix di paesaggi invernali e calde esplosioni di luce che caratterizza i loro dischi è riportato alla perfezione anche in sede live. Ma c’è qualcosa in più, c’è quel sapore techno che ti trascina in danze da cui non riesci ad uscire; è fenomenale come i loro pezzi riescano ad essere travolgenti e danzerecci, senza però perdere una sola goccia della classe e della raffinatezza che li contraddistingue. Come al solito il pubblico torinese si dimostra afraid to dance e solo i più temerari agitano un po’ la testa, ma è anche vero che tutti i sensi sono tesi nel cogliere ogni sfumatura creata da musica e video, e il ballare sembra superfluo. Inoltre parte dell’attenzione è rivolta ai movimenti convulsi di Sieva che con trucco fluorescente e capelli a la Rober Smith si contorce come un indemoniato sul suo computer! La scaletta pesca da un po’ tutta la produzione, con un occhio di riguardo all’ultimo Dying in Time, anche se si è sentita la mancanza di The Photoshopped Prince, uno dei miei pezzi preferiti.
Pezzo culminante della serata è sicuramente Balding Generation, che per l’occasione si traveste e diventa una gigantesca suite house di oltre quindici minuti. Se la traccia è già strepitosa di per sè, la versione che i port-royal propongono in sede live lo rende una perfetta bomba da dancefloor. Ambient, casse drittissime, groove house e sperimentazione si fondono e si intersecano fra loro, unite dal solo scopo farti emozionare e poi ballare. E’ il perfetto mix di calore, melanconia e divertimento a rendere grande questo live. Mai banali, mai noiosi, mai tamarri, i port-royal dal vivo si muovono sul filo del rasoio in un equilibro perfetto. Se avete l’occasione non perdeteveli il 24 marzo al Magnolia di Segrate, non ve ne pentirete!
Scaletta:
1. Anna Ustinova
2. Susy: Blue East Fading
3. Balding Generation (losing hair as we lose hair)
4. Anya: Sehnsucht
5. Zobione pt. 2
6. Eva Green
7. Putin vs. Valery
8. Deca-dance
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