Con le sue 10 nomination agli Oscar arriva “Il Grinta” dei fratelli Coen, remake dell’omonimo film del 1969 con John Wayne. Innanzitutto bisogna chiarire un fatto: chi si aspetta un “Non è un paese per vecchi” ambientato nel Far West giri a largo. I fratelli Coen hanno infatti girato un film che per quanto nelle premesse potesse sembrare simile al capolavoro del 2007 in realtà non potrebbe essere più diverso.
Quel che caratterizza i film dei fratelli Coen sono sempre stati un umorismo molto amaro e un sistema di valori completamente devastato, e se in questo “Il Grinta” l’umorismo è lì ben presente, il sistema dei valori è saldo: un sistema in cui la legge di Dio e quella dell’uomo coincidono in armonia, in cui tutto trova il suo posto e si può ancora credere nella Giustizia.
La giovane Mattie Ross (Hailee Steinfeld) ha solo 14 anni, ma sa il fatto suo. E’ determinata a vendicare la morte dell’amato padre morto per mano del brutale Tom Chaney (Josh Brolin) e per farlo non si spaventa a reclutare il miglior segugio del paese, ovvero lo sceriffo Cogburn, detto Il Grinta (Jeff Bridges). Nella prima parte del film i Coen ci presentano la 14enne che con la sua lingua più tagliente e pericolosa di qualsiasi arma riesce a metter nel sacco chiunque lei voglia, rigirando sempre la situazione a suo favore. E’ un altro grande personaggio femminile di questa fortunata stagione cinematografica: dopo le avventure di Ree in “Winter’s Bone” e di Nina in “Black Swan” troviamo un altra donna a dominare lo schermo, ad ammaliarci con la sua forza e determinazione.
Una volta partiti alla ricerca del fuggitivo, la strana coppia Mattie-Il Grinta si unisce un Texas Ranger, interpretato da un monoespressivo Matt Damon. I tre lungo tutta la storia si divideranno, rincontreranno molte volte, ma l’intreccio della trama rimane piuttosto lineare, e questo non è necessariamente un difetto. Il caso, che di solito nei film dei Coen è poi responsabile di caos, qui invece gioca un ruolo molto minore: interviene per far sì che i personaggi si incontrino ma non scompiglia mai la situazione. Il sistema manicheo di buoni e cattivi non è mai messo in discussione neanche per un momento e anche i comportamenti “giusti” dei banditi sono basati su quelle leggi tacite d’onore del West.
Resta quindi da capire perché i due registi abbiano fatto un film per certi versi così diverso dai precedenti. Il sottoscritto ha delle ipotesi, più o meno giustificanti. Un motivo banale può essere semplicemente il fatto che si tratta di un remake e che quindi abbiano deciso di non discostarsi troppo dalla trama originale.
Un altro motivo più sensato, ma forse più forzato, è che questo film è ambientato in un mondo perduto. Un mondo crudo e spietato ma governato da leggi ancora precise, che tutti rispettano: l’esatto opposto dei sistema di valori che governa “Non è un paese per vecchi”, in cui la modernità ha sputtanato tutto e tutti.
Molto buone le interpretazioni degli attori: oltre alla ragazzina (candidata all’Oscar come miglior attrice non-protagonista), spicca Jeff Bridges (candidato anch’esso ma come miglior attore protagonista) che interpreta benissimo il ruolo dell’eroe crepuscolare dei film western.
Tra gli altri aspetti tecnici, tutti a livelli qualitativi altissimi, colpisce come sempre nei film dei Coen la fotografia, sempre funzionale, originale, creatrice di punti vista alternativi che colpiscono.
Non è il film più bello dei Coen quindi e neanche il più bello della stagione, ma è comunque l’ennesima storia epica raccontata con lo stile inconfondibile dei due fratelli più talentuosi del cinema odierno.
Voto: 7
Altri film dagli stessi registi: Crocevia della morte, Fargo, Il Grande Lebowski, Non è un paese per vecchi, A serious man.
A me il film nel complesso è piaciuto, ed è già tanto considerando la mia ostilità verso il genere western, però non mi è sembrato per niente un film dei Coen. Forse, come dici tu, non si sono voluti discostare molto dal Grinta originale. Devo dire che la ragazzina mi si è posizionata immediatamente sulle palle, trovo che la marmocchia con la lingua tagliente sia una figura troppo Disneyana (o caratteristica di film tipo Matilde) per calzare in un film adulto. A volte i suoi battibecchi con Cogburn fanno sorridere, è vero, ma l'ho trovata perlopiù esagerata e fastidiosa. Un paio di scene, come quella dei lanci di oggetti in aria per testare l'abilità con la pistola, mi sono sembrate un po' inutili; per il resto ho apprezzato il film. Il finale crudo ci sta.Mi è venuta voglia di giocare a Red Dead Redemption… e anche a te, immagino 😀
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